Il Teatro dell’Opera di Roma ha confermato il licenziamento di 182 dipendenti dell’orchestra e del coro, nonostante da settimane ormai i lavoratori proseguissero con proteste e sit-in. I sindacati avevano anche richiesto di rinunciare ai licenziamenti e di esternalizzare, cercando così di tornare a parlare di costi e produttività ma i dirigenti hanno mantenuto ferma la propria linea e hanno confermato la decisione di procedere con il taglio della forza lavorativa così come previsto e così come già espresso attraverso le lettere di licenziamento fatte recapire nei primi giorni del mese di ottobre.

Dopo l’addio del Maestro Riccardo Muti, avvenuto solo poco tempo fa, il licenziamento dei dipendenti e il risparmio di oltre tre milioni di euro si è ritenuto necessario per evitare la chiusura totale del teatro. Persino il Ministro Dario Franceschini e il sovrintendente Carlo Fuortes parlarono di scelte dolorose ma inevitabili. Il sindaco di Roma Ignazio Marino aveva invece auspicato che dal primo gennaio del nuovo anno si potesse trovare una nuova orchestra, magari costituita dai vecchi musicisti ma con nuove forme contrattuali per l’assunzione – non più dipendenti ma in qualche modo lavoratori indipendenti.

Il Teatro dell’Opera di Roma sconta purtroppo una situazione disastrosa in termini di debiti accumulati negli ultimi tre anni: si parla di una cifra che si aggirerebbe intorno ai venticinque milioni di euro. La crisi – solo nel 2013 dodici milioni di deficit – si era aggravata ulteriormente con i tagli al Fondo unico allo spettacolo.

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