L’Autorità garante per comunicazioni (l’Agcom) ha approvato oggi una riduzione del canone da pagare per l’affitto della rete – l’ultimo tratto del doppino in rame – per il 2010/2012, per rispettare una serie di sentenze del Consiglio di Stato su questo argomento. I prezzi per il 2012 passano da 9,28 a 9,05, “per effetto della rideterminazione dei costi di manutenzione correttiva” (così dice una nota dell’Agcom).

Meno consistenti i cali per il 2011 ed il 2010: rispettivamente si scende da 9,02 a 8,9 e da 8,7 a 8,67. Questa riduzione dei prezzi di accesso alla rete telefonica – l’unbundling – dovrebbe portare Telecom Italia a restituire le somme versate in più dagli altri operatori telefonici. Il taglio era già nell’aria ma si pensava che sarebbe stato minore.

Di quanti soldi si parla? Di qualche decina di milioni e segue i 475 milioni di riduzione dell’unbundling per il 2013. Non è quindi escluso che l’ex-monopolista faccia un ricorso amministrativo – per lo meno per allungare i tempi del pagamento. Tanto più che nel futuro prossimo potrebbero venir tagliate altre tariffe.

L’impatto della notizia sarebbe stato sicuramente peggiore se fosse arrivato l’anno scorso, visto che all’inizio del mese passato la società ha reso pubblici i suoi conti che sono in netto miglioramento rispetto all’anno passato: Telecom ha chiuso i primi nove mesi del 2014 con un utile di 985 milioni di euro (rispetto a un rosso di 902 milioni nel 2013). Un risultato positivo nonostante una riduzione dei ricavi del 6% a 15,972 miliardi di euro in termini organici.

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