Una telefonata tra Paola Muraro, attuale assessore all’ambiente della giunta Raggi ed ex consulente Ama, e Salvatore Buzzi, considerato il deus ex machina delle cooperative è finita negli atti dell’indagine Mafia Capitale, scatenando polemiche.

Da un lato l’attacco del Partito Democratico, che ora chiede le dimissioni della Muraro, dall’altro la difesa a spadatratta del Movimento 5 Stelle.

“Muraro parlava di appalti con Buzzi e si faceva segnalare in Ama dal marito carabiniere. Il tutto mentre gridava a gran voce ‘onestà’”, il tweet del commissario del presidente nazionale del partito Matteo Orfini.

“A Buzzi servono notizie su appalto da 21ml di Ama? Chiama la Muraro e lei risponde. Avete capito bene. #murazzopoli”, rincara la dose Stefano Esposito.

“Direi che per Muraro la situazione si complica. Ma come può rimanere in carica? Di Maio non ha nulla da dichiarare su Buzzi e Muraro? E Di Battista? Oggi non intoniamo il coro onestà, onestà? meglio omertà?”, l’opinione della vicepresidente del gruppo Pd Alessia Morani.

Il profilo ufficiale del Movimento 5 Stelle di Roma risponde così: “Mafia Capitale decine di PD indagati e arrestati. Nessun cenno alla Muraro. Crediamo alla magistratura, non ai giornali di partito”.

Sull’argomento sono intervenuti anche i Radicali. Ecco quanto scrive il segretario Rccardo Magi: “Caro Beppe Grillo se davvero vuoi sostenere Virginia, suggeriscile di revocare immediatamente la nomina dell’assessore Muraro! La nomina di Paola Muraro ad Assessore alla Sostenibilità ambientale di Roma Capitale è illegittima poiché incompatibile con l’attività di consulente di Ama, azienda
in house e soggetta a ‘controllo analogo’ dell’ amministrazione, che ha portato avanti fino a pochi giorni dal conferimento dell’incarico nella giunta Raggi. Ci rivolgiamo quindi all’Anac, e lo faremo anche formalmente nell’immediato con un esposto, ma anche al responsabile anticorruzione di Roma Capitale che ha tra i suoi compiti la verifica e contestazione – purtroppo tardiva in questo caso – delle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi”.