Qualche giorno fa ho discusso su Fb di pubblicità con alcuni amici. E’ notte, non ho voglia di dormire, così butto giù qualche riga in merito. Alla tv è appena passato lo spot (eccolo qui) della Apple. Di questo parlavo quel giorno su Facebook. Domanda: i nostri pubblicitari sanno fare qualcosa di emozionale? Qualcosa che ti colpisca come quel pugno di secondi della Mela?

Non so la vostra (però mi interessa, quindi commentate in fondo se volete), ma la mia risposta è No. Qualcuno dice che le idee ci sono, ma che muoiono davanti alle richieste dei brand. Richieste prive di cuore, richieste tirate fuori dal frigorifero. Fredde come i tramezzini che compri sul treno. “Il nostro prodotto è il più buono!”. “Questa cosa è la migliore!”. Frasi inutili che nascono già morte. Il pubblico non è più un gregge da condurre. L’utente televisivo ora ha uno smartphone nella mano destra, un tablet sulle gambe e un pc acceso sul tavolo.

Ora l’operazione è semplice: azione-reazione. Ricevo un input dalla televisione, faccio una ricerca su internet. Basta un forum, un blog, un topic per leggere i commenti della gente. Conoscere il “sentiment” di un prodotto è facile come bere un bicchiere d’acqua. Non si scherza più. Non si gioca più con la fiducia del consumatore. Tu mi dici che il tuo prodotto è buono? Io controllo sul web. E se tutti ne parlano male sei clamorosamente fottuto (pardon). Risultato: non ti compro e se mi gira ti sputtano pure tra i miei amici.

Lo scorso anno riflettendo sull’evoluzione del marketing nell’era 2.0 (qui) affermavo che la migliore pubblicità possibile per un prodotto è il prodotto stesso. Alta qualità e affidabilità sono la migliore comunicazione possibile. Un prodotto vincente si vende da solo. Uno pessimo si spegne come un cerino.

Ma la comunicazione è fondamentale. Allora perché Apple è vincente? Perché non ci vende un prodotto (guardate bene: i prodotti si vedono appena), ci vende un’idea. Un’idea che negli anni ha conquistato tante persone. Un popolo. Ed è quel popolo che viralizza il messaggio. Non so per quanto tempo ancora il fuoco che ardeva dentro Steve Jobs resterà acceso. Non so se Tim Cook riuscirà nell’impresa di tenere la Mela nell’alto dei cieli ancora a lungo. So però che quello che dico non vale solo oggi. L’idea Apple vive da sempre. Dal giorno della sua nascita. Potrebbe sopravvivere per anni proprio grazie alle persone. Non è poco se ci pensate un secondo. (photo credit: x-ray delta one via photopin cc)

Mi sembra giusto chiudere spiegandovi che chi vi parla non ha un iPhone, ha un iPod avanti Cristo (insomma, vecchio vecchio) e possiede un iPad solo perché gli è stato regalato.

Non sono un Apple addicted, ma credo che sarebbe bello vedere spot pubblicitari più coraggiosi sulla nostra tanto disastrata televisione. Vedere che qualcuno ha voglia di provare qualcosa di nuovo. Di rischiare. Così da svegliarsi una mattina (sia mai che accada davvero) e sentirsi precursore di una nuova tendenza. Sentire in bocca il sapore della vittoria. Ci vuole solo un po’ di coraggio.

Silvio De Rossi su @Twitter@Facebook

n.b.
Blogger Inside è una rubrica nonsense, nata senza un senso (appunto, nonsense) apparente. Chiedo scusa a tutti quelli che hanno le idee sempre (troppo) chiare. Peace.

(Qui sotto potete vedere uno spot della Apple del 1997. Doppiato da Dario Fo e in lingua originale. Fu prodotto 16 anni fa: quanti spot all’altezza avete visto negli ultimi 16 anni? Un’idea si veicola così. Mettendoci cuore.)