Cosa cambia grazie all’azione del governo Renzi nel campo del lavoro? I dati dell’Inps dico che nei primi 2 mesi dell’anno l’occupazione a tempo indeterminato del 20,7% – per cui la quota del lavoro stabile – sul totale – è passata dal 37,1 al 41,6% -, ma nel complesso i dati dell’occupazione non mostrano nessuna ripresa: il totale delle attivazioni di rapporti di lavoro rivela un aumento vicinissimo allo zero, visto che siamo a 968.883 nei primi due mesi 2015, contro i 968.870 dello stesso periodo del 2014. Ci sono stati solo 13 rapporti di lavoro in più, e quindi si può dire che gli sgravi contributivi della legge di Stabilità, e le altre misure previste dal Jobs Act non hanno per ora avuto gli effetti immaginati.

Questo quadro può essere spiegato con il fatto che il primo decreto attuativo del Jobs Act, quello che introduce il contratto a tutele crescenti con applicazione limitata dell’articolo 18, è entrato in vigore solo il primo marzo di quest’anno, e quindi è prevedibile che una parte dei datori di lavoro abbia atteso questa data per procedere ad effettuare delle assunzioni.

Un altro aspetto da considerare è che la decontribuzione ha portato la quota del lavoro stabile al 41,6% nei primi due mesi del 2015. Il dato è in crescita ma si resta lontani dal livello del 2013, quando il lavoro stabile era al 43,85% del totale. Un altro dato interessante che produce l’Inps è quello delle retribuzioni lorde, che nei primi due mesi del 2015 sono state pari a 1.845 euro per i contratti a tempo a tempo indeterminato. Questa media sale a 1.866 euro se si considerano tutti i contratti a tempo determinato. Rispetto ai primi due mesi dell’anno scorso la crescita è dell’1,4%.

Un’ultima considerazione non può non riguardare il governo Renzi. I dati Inps e quelli Istat mostrano chiaramente che i dati sul lavoro non sono certo incoraggianti. Le responsabilità sono solo in parte dell’esecutivo, ma comunque il ministro del Lavoro ed il premier avrebbero fatto meglio a non sbandierare risultati che poi non sono stati raggiunti, come i 79.000 contratti di lavoro stabili in più nei primi due mesi.