1947. Un conte fiorentino crea una collezione di tute da sci.

Tessuti morbidi e solitamente utilizzati in ambito sportivo si ritrovano nelle mani di un grande uomo che inizia a trattarli come se fossero alta sartoria e li ricopre di stampe chic.

Quell’uomo è Emilio Pucci e subito la stampa americana conia il termine “sportswear” per definire tale collezione.

Bè, a più di sessant’anni di distanza possiamo affermare che quel conte ci aveva visto bene, molto bene.

Le contaminazioni tra sport e moda sono andate avanti in un rapporto di dare-avere sempre più alla pari.

Dai fenomeni più popolari come le polo Lacoste e i piumini Moncler all’utilizzo dei tessuti fatto da Helmut Lang: un continuo scambio.

L’uso urbano dell’abbigliamento sportivo ormai non è più qualcosa di strano, non sorprende, semmai a fare la differenza c’è la ricerca da cui nasce tutto ciò: un legame che funziona tanto se viene interpretato per testare nuove soluzioni, quanto per reinterpretare le tradizioni del passato.

Campione sotto questo punta di vista è Hermès.

Per l‘autunno inverno 2013/2014  il brand si lascia ispirare da equitazione, atletica e bocce per le sue celebri stampe e lancia una collezione da sci ripresa dai pezzi degli anni ’30.

Un ritorno al passato? Per metà: a quel periodo appartengono i dettagli di visone e le silhouettes, ma i tessuti sono super high tech (traspiranti e resistenti a UVA e freddo polare).

Un occhio all’eleganza del passato, ma con la praticità che occorre nei tempi moderni.

Risultato? Grazie al pret-à-porter il mondo sportivo sta attirando un pubblico sempre più ampio e (finora) irraggiungibile.

Esperimenti e contaminazioni che si trovano solo all’inizio di un lungo percorso.

Sci, in barca a vela, bicicletta. L’importante è muoversi.

Valentina – Lookdarifare

(in alto: Twin Set Simona Barbieri. Sotto: ADD, Prada, Peuterey)