Si chiama Luca Campanile, ha 44 anni e fa il pizzaiolo ed è comprensibilmente esterrefatto dal caos e dal panico provocato lunedì sera, quando si è aggirato per la stazione di Termini con in un mano un fucile giocattolo destinato al figlio che stava andando a trovare.

Le dichiarazioni che l’uomo ha rilasciato al Corriere della Sera disegnano uno scenario surreale, in cui la polizia e le autorità latitano nonostante l’allarme che aveva messo in agitazione l’intera capitale: “Sono arrivato a Termini con la metro, tranquillamente, davanti a me non c’era nessuno che scappava. Alla stazione sono passato davanti a militari, a carabinieri e a poliziotti: il fucile l’avevo in mano e nessuno mi ha fermato. E così pure al varco, quando ho mostrato il biglietto. Solo sul treno sono stato, diciamo così, bloccato”.

Campanile ha poi raccontato di essersi avveduto del clamore sono una volta tornato a casa, ricevendo la telefonata della madre che lo aveva visto in un servizio del telegiornale e che evidentemente lo aveva riconosciuto. Inevitabile anche una domanda sulle conseguenze del suo gesto inconsapevole, che hanno svelato le falle della sicurezza romana: “Se fossi stato un terrorista ne avrei combinate di cotte e di crude. Credo che il sistema d’allarme non abbia funzionato molto bene”.

Ma alla questura di Roma non sembrano pensarla così, tanto che il capo gabinetto del questore, Roberto Massucci, ha spiegato ad Askanews che “tutto ha funzionato alla perfezione”, con la messa in moto in pochi minuti di “un apparato che avrebbe potuto fronteggiare una minaccia terroristica con un altro grado di specializzazione

Resta però da comprendere come quella minaccia potenziale rappresentata dal pizzaiolo abbia potuto muoversi indisturbata senza essere sottoposta ad alcun controllo: per Massucci viaggiatori e ufficiali di stanza a Termini avrebbero riconosciuto come innocua l’arma giocattolo, evitando quindi di scatenare l’allarme provocato invece dalla telefonata della passante (che viene comunque ringraziata per la solerzia).

A questo punto il problema potrebbe essere rappresentato proprio dal mancato confronto incrociato tra le immagini video, le testimonianze degli ufficiali e l’allarme fatto scattare sulla base di una segnalazione isolata.