Dalla procura di Rieti rrivano i primi avvisi di garanzia dopo il terremoto che nella notte del 24 agosto di un anno fa provocò ingenti danni – e vittime – soprattutto nei Comuni del Centro Italia di Amatrice ed Accumoli. In particolare, risulta indagato un primo gruppo di dodici persone. Sette avvisi di garanzia sono stati consegnati in merito al crollo del campanile della Chiesa di Santi Pietro e Lorenzo, ad Accumoli, città epicentro del terremoto; gli altri cinque avvisi di garanzia riguardano invece la caserma dei carabinieri confinante con la chiesa e sono stati consegnati ad altrettanti tecnici.

Tra i sette indagati per il crollo del campanile, anche il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci. Sul primo cittadino e gli altri sei indagati pende l’accusa di omicidio colposo. Il campanile, crollando, si abbatté infatti su una casa occupata da quattro persone (genitori e due figli di sette mesi e sei anni), tutte morte la notte del terremoto.

A quanto pare il campanile della chiesa di Accumoli era instabile già dal 1979, ossia dall’anno del primo terremoto in cui avrebbe subito danni. A partire da quell’anno, la torre sarebbe stata in ristrutturazione continua ma nessuno dei progetti previsti avrebbe messo in conto di armare il calcestruzzo. Fino alla notte del 24 agosto 2016, quando è definitivamente crollato.

Secondo il sindaco di Accumoli: “Il Comune non è il proprietario della torre crollata e il mio reato, sostiene la procura, consisterebbe nell’aver revocato un’ordinanza di sgombero firmata, sempre da me, dopo il terremoto dell’Aquila. Un anno dopo, ricevuta una lettera tranquillizzante dal vescovo di Rieti con una perizia allegata dell’ingegnere della Curia, ho consentito che la chiesa riprendesse le sue attività, non potevo certo aprire un’indagine sulla bontà di quella perizia. E’ da gennaio che mi annunciano un avviso di garanzia, ne sono rammaricato. Certo, posso sempre guardare negli occhi i familiari della famiglia Tuccio. Erano miei amici“.