È uno solo l’obiettivo del governo dopo il terremoto dello scorso 24 agosto che ha devastato il Centro Italia, abbattendo abitazioni e provocando circa 300 vittime.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi, alla quale erano presenti anche il neonominato commissario straordinario del governo per la ricostruzione Vasco Errani e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, è stato infatti ribadito che il motto dell’operazione sarà “riportare tutto come era prima”.

Il premier ha illustrato i punti dell’agenda dei lavori a un mese dalla tragedia, quando tra l’altro le scosse di assestamento non si sono ancora fermate. Prima di cominciare Renzi ha voluto ricordare le difficoltà incontrate e le persone che vanno ringraziate per il loro lavoro: “Il percorso di questo mese è stato complicato ma ben coordinato. Il lavoro di sindaci e regioni è stato ispirato dalla collaborazione che sempre dovrebbe contraddistinguerci, e che porterà questi paesi a essere ricostruiti come erano prima e dove erano prima”.

Entrando poi nello specifico il presidente del Consiglio ha affermato che verranno ricostruite “le prime e le seconde case e gli esercizi commerciali: a ricostruzione non sarà un fatto strettamente amministrativo. Valorizzeremo le comunità”.

Una prima stima dei danni compiuta dalla Protezione Civile, purtroppo ancora approssimativa, parla di circa quattro miliardi di euro, e include anche le zone meno coperte dai media, che si sono concentrate su Amatrice e Accumoli, come per esempio i piccoli paesi nelle Marche, o vicino Pescara e Arquata del Tronto.

Curcio, a capo delle operazioni di assistenza, ha fornito alcune cifre che rendono con precisione l’imponenza degli sforzi: “Ci sono circa tremila assistiti, dei quali 2500 si trovano ancora in tenda. La nostra priorità adesso è chiudere le tendopoli e in questo fine settimana ci sarà una riduzione importante: c’è la convinzione da parte di molti di lasciarle”.

A questo proposito è stato purtroppo confermato che le case provvisorie in legno ci vorranno sette mesi (il limite temporale massimo previsto). Il decreto verrà approvato dal Consiglio dei Ministri entro l’inizio di ottobre e avrà come fine la ricognizione precisa dei danni: “Non ci troveremo a ridiscutere ogni anno le quote per il risarcimento delle popolazioni colpite. Riconosceremo tutti i danni che saranno verificati. Questo è un terremoto che ha avuto un prolungamento nelle Marche, è andato lontano e tutti i danni saranno riconosciuti puntualmente con le verifiche”.

Errani dal canto suo ha spiegato che le nuove case e quelle vecchie verranno messe in sicurezza, adeguandole agli standard antisismici, capaci di sostenere anche un terremoto di magnitudo 6.0. Non verranno date scadenze perentorie, nel pieno rispetto delle difficoltà che sta attraversando la popolazione.

Il commissario ha poi ribadito come verrà applicato quello che è stato descritto come il modello Expo per evitare infiltrazioni mafiose: “Tutte le imprese che lavoreranno sul terremoto, per edifici pubblici o privati, dovranno essere iscritte a liste di merito. E ci sarà un controllo su infiltrazioni, legalità e trasparenza, con “un’unica stazione di committenza per edifici pubblici”.