È stato arrestato, processato per direttissima e subito dopo rimesso in libertà l’ultima persona rimasta a Pescara del Tronto, frazione di Arquata colpita dal terremoto: a Enzo Rendina è stato intimato di non avvicinarsi più al suo Paese.

Quello stesso luogo che l’uomo di 58 anni, accusato di interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale, non sembra invece essere capace di abbandonare, nonostante sia da tempo stata emanata l’ordinanza di sgombero totale da quando le scosse del 30 ottobre hanno reso tutta l’area inagibile.

In tanti hanno provato a convincerlo che per la sua stessa incolumità avrebbe dovuto lasciare il paese, tra cui il prefetto e il questore di Ascoli, il sindaco di Arquata, e persino il commissario per la ricostruzione Vasco Errani, ma non c’è stato verso. Enzo però non vuole finire in albergo a San Benedetto del Tronto insieme ai suoi compaesani, e preferisce rimanere all’aria aperta.

Anche a causa di una presunta fobia reattiva da case in muratura, come ha argomentato il suo avvocato Francesco Ciabattoni durante il processo. Una sindrome nata proprio ad agosto del 2009, quando vi fu il terremoto dell’Aquila: da allora Enzo non sarebbe più riuscito a trascorrere tranquillamente una notte al chiuso.

Il 18 gennaio la sua tenda era stata distrutta e i vigili del fuoco lo avevano soccorso e portato nel loro campo base: Enzo si è stabilito da loro, ma così facendo ha iniziato a intralciare i lavori.

Uno degli amministratori di Arquata racconta però di una situazione che è andata esasperandosi nel tempo: “Ci dispiace davvero per quello che gli è accaduto in questi giorni ma lui non doveva arrivare fino a questo punto. Avevamo tentato tutti di convincerlo con le buone a lasciare il paese. Negli ultimi tempi intralciava anche i lavori, oltre a mettere a rischio la sua incolumità durante gli interventi di rimozione delle macerie. Non doveva arrivare a questo”.

Secondo il legale, invece, si è trattato di “un arresto assurdo, di un uomo che ha la sola colpa di essere innamorato della propria terra e che lì vuole vivere”.