Centinaia le persone alle quali il terremoto di Amatrice ha rubato la vita. Un bilancio che continua ad aggravarsi. Fra le vittime pure Marco Santarelli, un giovane ragazzo di 28 anni lì in vacanza.

UN DOLORE STRAZIANTE

“Verso mezzogiorno qualcuno ha gridato: l’ho trovato, l’ho trovato. Io ero lì davanti, mi hanno allontanato…”. Spiega a La Repubblica il papà Filippo, questore di Frosinone. “Non sapevano in che condizioni fosse il corpo, per questo mi hanno tenuto lontano. L’ho visto dopo, il mio Marco, quando l’hanno portato ai giardini, dove arrivavano le salme. Sono stato un po’ con lui. Se ci penso… Non so trovare le parole per dirle quanto dolore c’è in un padre che sopravvive al proprio figlio. Forse non esistono”.

INSIEME A LUI DUE AMICI

Marco trascorreva ogni estate ad Amatrice nella casa di famiglia. Con lui due amici, che durante la scossa in piena notte stavano giocando al computer. Non sono stati sorpresi nel sonno, ma hanno pensato ai posti più sicuri. Uno di loro si è messo sotto l’arcata della porta della cucina, l’altro sotto un grosso tavolo di noce massello e Marco sotto l’arcata della sua camera da letto. Però purtroppo la parete ha ceduto e su di lui sono caduti parte del tetto, il secondo e il primo piano. Uno dei due amici è riuscito a fuggire, l’altro è stato invece estratto vivo dopo qualche ora dai sopraggiunti poliziotti e volontari del soccorso.

UN RAGAZZO SOLARE

Sentito l’ultima volta Marco “la sera prima del terremoto – racconta papà Filippo -. Volevo sapere come andavano le vacanze. L’ho sentito contento. I suoi amici sono venuti ad abbracciarmi e a dirmi che lui era un amicone per tutti, faceva la differenza di una serata, di una vacanza. Era disponibile, non è mai stato un solitario. Mi fa piacere che venga ricordato così”. Marco aveva cominciato a lavorare in un ristorante vicino a Frosinone e sognava di diventare chef, seguendo un corso per cuochi. A Roma la cerimonia funebre, nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme.