Non si ferma l’attività sismica che ha generato il terribile terremoto del Centro Italia durante il quale hanno perso la vita 296 persone, per quanto le scosse siano di sempre minore entità.

Le attività di soccorso nel frattempo proseguono, ma la maggior parte del lavoro da compiere nelle zone colpite è di ricostruzione e di messa in sicurezza.

Lo ricorda anche Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, la cittadina del Reatino maggiormente colpita dal terremoto, il quale lamenta la presenza di molteplicità di enti che si rimpallano le decisioni e che rendono difficile ovviare alle problematiche: “Ora qui è il Vietnam. Crollano ancora strade, crollano ancora edifici. Ho difficoltà di emettere ordinanze perché aspetto le decisioni di altri enti. Stanotte visto il maltempo ci sono stati altri crolli di strade, quindi ho altre strade interrotte. Qui serve una task force fissa. Serve una task force che stia qui, non che ci sono ma che poi si rimbalzano sempre le decisioni. Qui ci sono delle problematiche enormi“.

Quello di Amatrice sembra essere anche un problema burocratico, sopratutto per quanto attiene alla rimozione delle macerie che rendono difficile la circolazione e le altre attività: “Mancano gli atti formali per partire. Poi ci sono gli edifici vincolati, che necessitano di autorizzazioni particolari. Tutto è stato predisposto, ma manca il là operativo. Pareri e autorizzazioni tardano ad arrivare.” Ma c’è una buona notizia: “La scuola, invece, per il 13 sarà pronta.”

Terremoto Centro Italia – Trovate le case per gli sfollati

Nel frattempo però sono state reperite già oltre 100 unità abitative, che sono state messe a disposizione da coloro che disponevano di una seconda casa nella zona. A breve le verifiche atte a dimostrarne l’agibilità, e quindi potrebbero avvenire i primi trasferimenti delle famiglie sfollate.

Sulla questione è intervenuto anche il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, durante un’audizione in Commissione Ambiente della Camera: “Sono 4.500 le persone assistite nelle tendopoli. C’è la necessità e urgenza di portarle vie. La situazione del clima non è sostenibile, ma abbiamo una difficoltà pratica di una popolazione che dopo 14 giorni non è pronta ad andare via”.