Si aggrava ulteriormente il bilancio delle vittime del terremoto di magnitudo 7.8 che ha devastato l’ Ecuador nella serata di sabato 16 aprile. Ad oggi si contano 413 morti accertate, ma il numero è purtroppo destinato a salire ancora. Si tratta di una vera e propria lotta contro il tempo. Centinaia e centinaia i soccorritori impegnati senza sosta nella ricerca di superstiti. Vigili del fuoco e cittadini scavano gli uni affianco agli altri fra le macerie dei palazzi sbriciolati. L’ Ecuador si trova a fronteggiare il più grande disastro degli ultimi decenni, ha annunciato il presidente Rafael Correa, ma anche dove ovunque regna la devastazione, alcuni miracoli si sono compiuti: a Pedernales, una delle città maggiormente colpite dal sisma, una bambina è stata estratta viva dopo essere rimasta intrappolata per venti ore sotto un cumulo di macerie. La speranza si è riaccesa anche a Portoviejo, poco più a sud di Pedernales, dove un altro sopravvissuto è stata trovato tra le macerie dell’Hotel El Gato, così come a Manta, dove tre persone sono state soccorse dai vigili del fuoco.

Al momento si stimano all’incirca 2.500 feriti. Numerose le zone rimaste inoltre senza energia elettrica e senza potabile e con il passare delle ore cresce la paura che si possano verificare epidemie.

L’ Ecuador sta ricevendo aiuti praticamente da ogni parte del mondo, ma è un Paese devastato. L’Unione Europea ha stanziato 1,1 milioni di dollari per aiutare la popolazione ad uscire dalla grande emergenza in cui si trova; dagli Stati Uniti sono giunti alcuni reparti specializzati dell’esercito, così come importanti aiuti sono arrivati da Messico, Cile, Colombia e Cuba.

Ringraziando tutti i Paesi che hanno inviato reparti del proprio esercito per cercare di soccorrere quante più persone possibile, il presidente Rafael Correa ha ricordato le oltre 5 mila persone morte nel sisma che colpì l’ Ecuador il 5 agosto del 1949. Il Paese si trova tra due placche tettoniche in movimento, e dal 1900 a oggi è stato interessato da diversi terremoti devastanti: nel marzo 1987 morirono oltre mille persone.