Nella notte del 14 ottobre, quando in Italia si avvicinava l’alba ed erano le 5:51, un terremoto di forza violentissima ha scosso la crosta terrestre in America centrale, al largo delle coste di El Salvador. I sismografi hanno rilevato una magnitudo di 7.3 gradi della scala Richter. Si tratta di un’energia immane; se fosse accaduto in una zona popolata, si sarebbero verificati crolli ovunque e le vittime sarebbero state numerose. A questa intensità, in caso di evento in mare, sono anche possibili onde tsunami. Nella scala Richter l’energia sprigionata dal terremoto raddoppia ogni 0.2 gradi.

Il movimento tellurico di oggi è stato rilevato ad una profondità di 92.6 Km, in corrispondenza di coordinate geografiche nelle acque territoriali di El Salvador, al confine col Nicaragua. Le città più vicine sono Jiquilillo (Nicaragua) a 67 Km e La Union (El Salvador) ad 86 Km. I geologi informano che si tratta di normali movimenti della crosta terrestre in quella zona dell’America latina. Gli effetti sono stati avvertiti anche sulla terraferma. Il sindaco della città di San Miguel ha riferito che un uomo è morto perché gli è crollato addosso un palo dell’illuminazione stradale. Inizialmente è stato diramato anche un allarme tsunami, ma è rientrato quasi subito.

Nel 2001 la piccola nazione di El Salvador fu colpita nell’arco di un mese da due scosse devastanti che provocarono parecchie centinaia di morti, migliaia di feriti e danni incalcolabili. La prima accadde il 13 gennaio e fu di magnitudo 7.7 a 100 Km da San Miguel; morirono 1.529 persone e ci furono 5.565 feriti, oltre centomila edifici vennero distrutti. La seconda scossa si verificò il 13 febbraio, sempre di magnitudo 7.7, questa volta a 30 Km dalla capitale San Salvador. Morirono 315 persone e ne restarono ferite 3.399, 45mila abitazioni crollarono.

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