Oggi l’Italia ricorda il terremoto dell’Irpinia, uno dei più devastanti della Penisola con una magnitudo di 6.9 pari a dieci gradi della scala Mercalli. La scossa durò ben 90 secondi. Secondo gli esperti eventi simili si verificano ogni 2 mila anni sulla faglia coinvolta. Da quel tragico 23 novembre 1980 sono trascorsi ormai 35 anni. Il bilancio del terremoto che scosse decine di comuni della Basilicata, della Campania e della Puglia fu altissimo: quasi 3 mila morti, oltre 8 mila feriti e 80 mila sfollati.

La macchina dei soccorsi si mise in moto tardi perché le comunicazioni dalle zone colpite procedevano a rilento ma presto scattò una gara di solidarietà che vide coinvolte centinaia di persone, tra semplici cittadini volontari e sindaci che inviarono aiuti. Sul posto arrivò per un sopralluogo anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che rimase sconvolto dall’assenza dello stato nelle aree colpite e tuonò in Parlamento:

Nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. Vengo a sapere adesso che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo: se questi centri di soccorso immediati sono stati istituiti, perché non hanno funzionato? Perché a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate?

Molti paesi rimasero isolati per giorni. Centinaia di famiglie restarono senza una casa e persero tutti i loro averi. Migliaia di persone furono costrette ad abbandonare il loro paese e persero figli, amici e parenti nei numerosi crolli causati dalla forte scossa.  I danni maggiori li subì la popolazione della provincia di Avellino dove il terremoto interessò ben 103 comuni. A Salerno i comuni colpiti dal terremoto furono 66 mentre a Potenza 45 paesi furono pesantemente danneggiati.

Grazie alla legge 219 oggi ben il 90% delle case danneggiate dal sisma è stata ristrutturata o ricostruita del tutto. Nei comuni colpiti rimane ancora oggi un tasso di disoccupazione alto perché molte aziende non sono riuscite a riaprire i battenti o sono fallite malgrado gli aiuti statali. Altre invece sono nate proprio grazie al programma industriale speciale attivato dal Governo come la Ferrero di Balvano, la Sant’Angelo dei Lombardi e la Fiat di Melfi. Complessivamente lo Stato ha erogato ai comuni colpiti dal sisma 30 miliardi di euro.