Sono stati effettuati sei arresti nell’ambito di un’indagine riguardante i lavori di ricostruzione post-terremoto a L’Aquila. I carabinieri sono intervenuti nei confronti di sei persone accusate di iaver dato vita a un’organizzazione che si occupava del reclutamento e dello sfruttamento di manodopera proveniente dall’Est Europa. Gli accusati dovranno rispondere inoltre del reato da poco introdotto di autoriciclaggio.

L’operazione soprannominata “social dumping” è stata coordinata dalla procura distrettuale del tribunale di L’Aquila e ha portato così all’arresto di sei persone coinvolte in una rete per lo sfruttamento della manodopera a basso costo.

Tra gli arrestati c’è Nicolae Otescu soprannominato “Nico”, un 46enne romeno residente a Lugoj, in Romania. Tutti gli altri invece sono cittadini italiani e sono Antonio D’Errico detto “Tonino” di Tortoreto (Teramo), Massimo Di Donato e Giancarlo Di Bartolomeo di Teramo, Panfilo Di Meo di Sulmona e Francesco Salvatore di Pettorano sul Gizio (L’Aquila), ma residente a Sulmona. Per questi ultimi quattro Guendalina Buccella, il Gip del Tribunale dell’Aquila, ha disposto la detenzione per soli due mesi.

Nell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip del Tribunale de L’Aquila vi è scritto che i sei uomini sono accusati di aver procurato agli amministratori delle ditte impegnate nella ricostruzione post-terremoto dell’Aquila, degli impiegati romeni sottopagati “giustificando formalmente la presenza, con il ricorso del contratto di distaccamento in violazione di legge. Tutto cio per procurare ai titolari delle ditte edili documenti fiscali utilizzati sia ai fini dell’evasione delle imposte e per la costituzione di fondi ‘neri’ da reimpiegare in attività economiche e speculative”.

A venire alla luce nel corso delle indagini coordinate dai carabinieri del Comando provinciale de L’Aquila diretto dal colonnello Giuseppe Donnarumma sono anche alcuni particolari inquietanti riguardo al trattamento degli operai dell’Est Europa. Gli operai venivano infatti intimiditi e minacciati, oltre a essere sfruttati a livello economico. Il loro pagamento avveniva in maniera difforme rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali. Altre illegalità sono state poi riscontrate anche per quanto riguarda violazioni nell’orario di lavoro, nelle malattie, nei riposi e nelle ferie degli operai sfruttati.