Lo sciame sismico nell’area del Chianti, in Toscana, prosegue. Nella notte sono state registrate quattro nuove scosse. La più forte, con una magnitudo di 3.5, è stata registrata alle 5:07. L’epicentro, secondo l’INGV, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è compreso tra Barberino Val d’Elsa, Greve, Impruneta, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa. L’ipocentro del terremoto è stato individuato a 9,3 km di profondità.

Il sismologo Alessandro Amato, dell’INGV, ieri ha spiegato che è impossibile prevedere la durata dello sciame sismico, sottolineando che le scosse registrate nelle ultime ore in Chianti non rappresentano un fenomeno isolato in Italia:

“È tipico di uno sciame, infatti, che una scossa di terremoto forte possa seguire ad una serie di scosse più deboli. È un fenomeno analogo a quello registrato recentemente in altre zone italiane come il Pollino”, ha spiegato Amato.

La scossa più forte dello sciame sismico in Chianti, di magnitudo 4.1, è stata avvertita il 18 dicembre, nella stessa area in cui nel 1500 si registrò un forte terremoto. Nel 1895 si verificò in una zona limitrofa un altro forte terremoto con una magnitudo compresa tra i 7 e gli 8 gradi, come illustra Amato:

“È ricordato come il grande terremoto di Firenze e avvenne a 10 chilometri a Nord di Firenze. Il terremoto del 18 dicembre è invece avvenuto a 18 chilometri da Firenze”.

Nel 1959 nella stessa area è stata registrata un’altra scossa più lieve, di magnitudo 4.8, l’ultima di magnitudo elevata registrata nella zona prima della forte scossa del 18 dicembre scorso. In tutto sono state oltre 130 le scosse avvertite negli ultimi giorni. A scatenare i movimenti tellurici è stato lo spostamento laterale della faglia da Nord-Est a Sud-Ovest. Questi movimenti sono tipici dei terremoti che si verificano nell’Appennino.

Tanta la paura tra la popolazione. Ieri scuole ed edifici pubblici sono stati evacuati ma non si sono registrati danni né feriti. Ma c’è apprensione anche per il patrimonio artistico fiorentino. L’architetto Fernando De Simone di Padova spiega infatti che gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia non possiedono una struttura antisismica. In caso di un forte terremoto opere d’arte di alto pregio come il David di Michelangelo sarebbero a rischio perché il cupolino crollerebbe sulla statua, mandandola in mille pezzi. L’architetto ha chiesto alle amministrazioni locali e regionali di costruire un museo antisismico trasferendovi tutte le opere d’arte di più alto valore. Il sismologo Claudio Eva spiega che basterebbe anche solo rinforzare le strutture murarie dei musei esistenti.

Foto: Marcus Obal via Wikipedia