Continua ad aumentare vertiginosamente il numero delle vittime causate dal terremoto che ha colpito il Nepal nella giornata di sabato. Il bilancio delle persone rimaste uccise in seguito alla violenta scossa di magnitudo 7.9, seguita da una seconda scossa di terremoto di 6.7 gradi che ha colpito il Nepal e l’India domenica mattina, è arrivato a toccare i 2800 mortioltre 6 mila feriti, numeri stimati dalle Nazioni Unite che hanno dichiarato che oltre il 40 per cento del Paese è stato colpito in vario modo dal sisma.

Altre vittime si contano nei Paesi limitrofi colpiti tra cui India, Bangladesh e Tibet. Proseguono ininterrottamente anche i lavori dei soccorritori intenti a cercare altri eventuali superstiti anche se interi villaggi non sono ancora stati raggiunti dai soccorsi: alle prime luci dell’alba sono riprese le ricerche delle persone intrappolate nelle rovine degli edifici delle principali città nepalesi, ma la mancanza di mezzi pesanti, adatti a rimuovere i detriti, rende immane il lavoro dei soccorritori e riduce le speranze di trovare ancora superstiti.

Kathmandu è ridotta in macerie: il terremoto ha infatti spazzato via palazzi storici, templi e anche la torre simbolo della capitale e lo stesso muro di cinta dell’ex palazzo reale è crollato in diversi punti rendendo visibile il giardino al suo interno. Le condizioni di Kathmandu sono ulteriormente aggravate dalla mancanza di acqua potabile, di corrente elettrica, i collegamenti telefonici sono ancora precari e inizia a scarseggiare anche il cibo. In città mancano anche farmaci e strumenti medici negli ospedali del Nepal, dove è stato ricoverato un numero altissimo di feriti. Il governo nepalese ha decretato lo stato di calamità naturale, disponendo inoltre la chiusura di tutte le scuole per una settimana mentre si è attivata la catena di solidarietà e degli aiuti umanitari.