Le stime prodotte dalla Protezione Civile riguardanti i danni provocati dalle scosse di terremoto iniziate lo scorso 24 agosto si attestano intorno ai 23 miliardi e 530 milioni.

Nel fascicolo trasmesso a Bruxelles sono presenti sia i costi relativi ai danni strutturali che quelli necessari a tamponare l’emergenza: per quanto riguarda i primi, circa 12,9 miliardi si riferiscono a edifici privati, mentre 1,1 a quelli pubblici.

Scopo della rassegna è la richiesta di attivazione del Fondo di solidarietà dell’Ue, per ottenere il quale sono state inserite anche le integrazioni relative al terremoto del 18 gennaio.

Fra i danni diretti sono compresi anche la distruzione o il danneggiamento di infrastrutture, prodotti agricoli, industrie, imprese, patrimonio culturale, nonché alle reti di distribuzione di energia, gas e acqua. I costi sostenuti per far fronte all’emergenza comprendono invece le voci delle riparazioni di impianti e infrastrutture relative a trasporti, sanità, istruzione, energia e acqua, più la realizzazione di alloggi temporanei e primo soccorso.

La prima stima effettuata il 16 novembre, che era arrivata a 7 miliardi ed era relativa al limite temporale del 25 ottobre, aveva portato all’anticipo sul contributo finanziario di 30 milioni di euro, cifra massima consentita. L’aggiornamento ha però fatto segnalare un aggravamento della situazione di emergenza, sia per la presenza di nuove zone colpite dal sisma sia per l’intensificarsi dei problemi riscontrati nelle aree già toccate dalla catastrofe naturale.

Tra le richieste avanzate per poter permettere la ripresa dell’economia locale c’è quella dell’istituzione per almeno cinque anni di una no tax area individuata da Alessandro Di Venenzio, presidente di Unindustria Rieti: “Misure eccezionali per situazioni eccezionali. Da questa equazione non si sfugge. Se vogliamo davvero dare un futuro a questo territorio non possiamo derogare dal prendere decisioni coraggiose, di ampio respiro, le uniche in grado di dare una speranza concreta a chi ha ancora voglia di investire, creare impresa, lavoro, occupazione. Le uniche che possono davvero arrestare il progressivo spopolamento delle aree colpite dal sisma”.