Il Governo italiano è a caccia dei fondi per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto. 350 milioni di euro potrebbero arrivare dal fondo di solidarietà dell’Unione Europea, fatto tutt’altro che scontato, perché l’Ue, prima di rilasciare quei soldi, vuole un documento che indichi con precisione la loro destinazione d’uso.

L’emergenza, però, non consente all’Italia di andare tanto per il sottile. Tempi ristretti e iter lungo: a dispetto delle parole di Renzi, che alla Rai ha dichiarato “quel denaro ci serve e quindi lo prendiamo e basta”, l’Ue potrebbe impuntarsi fino a non concedere il lasciapassare al fondo.

Per gestire i primi giorni di emergenza nelle Marche e nel Lazio, il Governo è riuscito a stanziare a fatica 50 milioni di euro, un palliativo rispetto ad una ‘cura’ di lungo periodo che richiede l’investimento di centinaia di milioni di euro.

Senza i soldi dell’Ue, il progetto casa Italia potrebbe dunque essere finanziato con una nuova accisa. Sul costo della benzina gravano i costi della guerra di Etiopia, della crisi petrolifera del ’56, dei terremoti in Belice ed Irpinia, Emilia e Aquila. Presto potrebbe aggiungersi anche una tassa sul terremoto del centro Italia.