Come era facilmente prevedibile l’allarme provocato dall’arrivo del terrorismo firmato Isis in Europa (le ferite di Parigi e Bruxelles sono ancora vive) hanno portato all’intensificazione dei controlli nei luoghi della vita pubblica e in particolar modo in luoghi di transito come gli aeroporti.

I servizi segreti di tutto il mondo hanno iniziato a ragionare su quali possano essere le strutture più a rischio in tal senso, e non a caso dopo gli attentati nelle due capitali belga e francese si sono moltiplicati a dismisura i falsi allarme bomba (l’ultimo è stato segnalato poche ore fa ad Amsterdam).

Stando all’articolo di Leonard Berber per il Corriere della Sera, sarebbero 12 gli aeroporti finiti in un’ipotetica blacklist stilata dalle agenzie di sicurezza mondiali, una classifica che cerca di fare ordine tra le strutture più facilmente attaccabili dai terroristi, sia a cause della qualità non adeguata dei controlli che per l’alto rischio di infiltrazioni interne.

Gli aeroporti individuati sarebbero dodici: sei in Africa, tre in Europa, due in Asia e uno in Medio Oriente. Da quanto riporta l’inchiesta sarebbero sempre più frequenti i contatti tra i responsabili delle strutture, i servizi segreti e gli esperti di sicurezza privati, in particolar modo dopo la clamorosa debacle delle ispezioni a Sharm el-Sheikh, da cui prese il volo l’Airbus A321 direto a San Pietroburgo, che venne fatto esplodere il 31 ottobre dell’anno scorso provocando la morte di 224 persone.

L’Egitto è corso ai ripari ingaggiando degli esperti del settore pagati a caro prezzo, ma ciò non è bastato ad alcune compagnie come la Monarch Airlines o la British Airways che hanno annunciato di voler porre uno stop ai voli diretti a Sharm el-Sheikh fino a nuovo ordine.

Situazioni simili sono state riscontrate anche in Libano e in Somalia, con il coinvolgimento di Air France e Turjish Airles: Mogadiscio e Beirut dovranno infatti dotarsi di attrezzature adeguate per assicurare la sicurezza dei passeggeri.

È proprio dello scorso febbraio l’esplosione avvenuta in un aereo involatosi da Mogadiscio e diretto a Gibuti, che fortunatamente si è risolta con un’unica morte, quella dell’attentatore. Ma l’allarme rimane alto.