Si attendevano le dichiarazioni programmatiche di Angelino Alfano rispetto all’emergenza terrorismo portata ai massimi livelli dai recenti attentati di Bruxelles, e puntualmente sono arrivate in sede di Consiglio Interni e Giustizia dell’Unione Europea.

Il ministro del governo Renzi ha annunciato di avere pronto una strategia nazionale orientata all’opera di anti-radicalizzazione, ovvero un piano per evitare che in Italia si crei quel tessuto sociale favorevole all’insorgere di elementi pericolosi.

Alfano ha però tenuto a precisare che “l’Italia da questo punto di vista è un Paese sano”, spiegando poi come sia necessario agire “dal punto di vista culturale, nel legame che la cultura ha con la sicurezza“.

Non è mancata una stoccata all’Unione Europea, con l’augurio che si “vada anche oltre le cose che sono state fatte fin qui e soprattutto riescano a realizzare le cose che abbiamo sempre detto di voler fare”, in particolar modo la registrazione dei nominativi dei passeggeri di voli e mezzi di trasporto.

L’obiettivo precipuo, per affrontare un terrorismo descritto come veloce a confronto di un’Europa lenta, è quello di “dare quel di più di velocità all’Ue per poter fronteggiare minacce che hanno il ritmo di un crimine globale e anche la forza e la latitudine di organizzazioni che sembrano non essere complesse, ma che poi trovano tra di loro un punto di incontro“.

Il prefetto di Roma Franco Gabrielli sembra dar inconsapevolmente ragione ad Alfano quando parla dell’importanza del lavoro culturale, denunciando anche i limiti di un approccio all’insegna della sorveglianza totale: “non è realistico mettere un poliziotto o un carabiniere in ogni angolo di strada e per certi aspetti non è neanche funzionale a garantire la sicurezza. Questo tipo di terrorismo lo si combatte con la prevenzione perché quando i terroristi scendono in campo possiamo soltanto limitare i danni.”

L‘attenzione nella capitale è però massima, sopratutto in questo periodo di Pasqua in cui vi saranno grandi movimenti di massa. Ma a preoccupare il prefetto è “più l’ordinario che lo straordinario” a indicare come I terroristi poco siano interessati a ricorrenze e manifestazioni importanti.