Ancora una volta il Kenya è sotto l’attacco del terrorismo islamico di al-Shabaab, il gruppo somalo affiliato ad al Qaeda che imperversa al confine tra i due Paesi e che da tempo sta combattendo una sanguinosa battaglia contro il governo federale.

Questa volta però il tentativo di attentato messo in atto dai guerriglieri ha avuto un epilogo inedito. Lunedì un bus diretto verso Mandera e che attraversava la città kenyota di El Wak, sita nella zona settentrionale dello stato, è stato fermato da un manipolo di 10 uomini armati che hanno cercato di dividere i passeggeri a seconda della religione professata: cristiani da una parte e musulmani dall’altra, con l’ovvio obiettivo di uccidere i primi.

Una pratica già vista in precedenti attacchi come la tragica strage dell’Università di Garissa dello scorso aprile, nella quale morirono 147 persone, o in un analogo attacco a un bus di insegnanti del novembre 2014 (28 i passeggeri non islamici rimasti uccisi).

Stando alle testimonianze locali, però, i passeggeri di fede islamica si sono opposti e hanno rifiutato di prestarsi alla divisione, nascondendo la propria fede, fornendo abbigliamenti religiosi ai loro compagni, e rispondendo ai terroristi che avrebbero dovuti ucciderli o lasciarli liberi tutti insieme.

Grazie a questo gesto di coraggio solo due persone sono rimaste uccise nell’attacco su un totale di oltre 100 viaggiatori presenti: le due vittime sono state raggiunte dai colpi di arma da fuoco dei terroristi prima che un’altra vettura arrivasse sul posto. I membri di al Shabaab sono scappati pensando si trattasse della polizia.

Di solito i mezzi che affrontano il tragitto tra Nigeria e Somalia sono scortati dalla polizia, proprio perché si tratta di una rotta molto pericolosa perché oggetto degli attacchi di al-Shabaab. Anche in questo caso è stato così, ma la vettura della polizia aveva subito un guasto e l’autobus aveva proseguito il suo viaggio, solo per essere attaccato poche ore dopo.