Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha annunciato di aver chiuso tre moschee in Francia. Una decisione che come spiega lo stesso ministro finora “non era mai stata presa da alcun governo“. Per ora si sa che una di queste è la moschea di Lagny sur Marne, nel dipartimento di Seine-et-Marne, non lontano da Parigi, e che sarà vietata ai fedeli almeno fino alla fine dello stato d’emergenza proclamato dal presidente Francois Hollande dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre – a questo provvedimento bisogna aggiungere le altre misure prese: a 22 persone è stato intimato di non lasciare il territorio, mentre per altre nove, ritenute “radicalizzate“, è stato disposto l’obbligo di dimora.

Bernard Cazeneuve ha parlato di “operazioni mirate contro i predicatori dell’odio, autoproclamatisi imam“. Un riferimento chiaro, secondo Le Parisien, all’ex presidente dell’associazione dei musulmani di Lagny. Era noto alla polizia per le sue prediche radicali e sospettato di aver svolto un ruolo nell’indottrinamento e nel reclutamento di volontari per la jihad in Siria. Nel dicembre 2014 è fuggito in Egitto insieme ad una decina di fedeli. Il ministro ha pure annunciato che “tre associazioni pseudo-culturali verranno disciolte“.

Il Ministro dell’Interno ha fatto anche un primo bilancio dei risultati ottenuti dalle forze dell’ordine durante lo stato d’emergenza. La polizia ha effettuato 2.235 perquisizioni e svolto 263 interrogatori, che hanno portato a 232 ordini di custodia e l’apertura di 346 procedimenti giudiziari. Si è arrivati al sequestro di 334 armi, di cui 145 a canna lunga e 34 da guerra. Per Bernard Cazeneuvein 15 giorni abbiamo sequestrato un terzo del volume di armi che abitualmente recuperiamo in un anno“.

Le perquisizioni in 165 casi hanno portato alla scoperta di stupefacenti. Per 330 persone è stato fissato l’obbligo di dimora, secondo il ministro “riguarda individui monitorati dai servizi segreti essenzialmente per attività collegate al movimento islamista radicale. In 26 casi, limitate alla durata del COP21” ovvero la conferenza di Parigi sul clima. Riguardano “persone note alla polizia per la loro precedente partecipazione a manifestazioni violente“.