È arrivata la condanna a sei anni per Abderrahim Moutaharrik, il cittadino marocchino campione di kickboxing accusato di terrorismo internazionale.

Arresto lo scorso aprile, il pugile è stato trovato colpevole dal gup Alessandra Simion. L’uomo avrebbe avuto intenzione di partire per la Siria insieme alla famiglia per poi fare ritorno in Italia allo scopo di compiere un attentato presso l’ambasciata di Israele a Roma o il Vaticano.

Il legale di Moutaharrik, Sandro Clementi, ha riferito che il suo assistito è “amareggiato e incredulo” e continua a dichiararsi innocente, sostenendo di aver voluto recarsi in Siria per aiutare la popolazione afflitta dalla guerra civile.

Secondo l’avvocato si tratta di “una sentenza annunciata per un processo che non ha avuto nessuna fondatezza probatoria e che si è svolto senza garanzie per l’imputato“. La frase incriminata – quella secondo la quale l’uomo avrebbe avuto l’intenzione di colpire Roma – sarebbe solo una vanteria pronunciata con un amico nel 2015, facendo riferimento a un’affermazione risalente al 2009. Inoltre non ci sarebbe alcun riferimento ad atti di violenza o terroristici, implicazioni arbitrarie da parte dell’accusa.

Insieme all’uomo sono stati condannati anche gli altri tre imputati nel processo. La moglie Salma Benncharki ha subito una condanna a cinque anni, con tanto di sospensione della potestà genitoriale per i due bambini di 2 e 4 anni.

Abderrahmane Khachia e Wafa Koraichi, accusati di far parte della medesima cellula lombarda dell’Isis di cui sarebbe stato membro anche il campione di kickboxing, sono stati condannati rispettivamente a 6 anni e 3 anni e 4 mesi con la stessa accusa di terrorismo internazionale.