C’è una parola che in questo momento sembra riunire tutti nell’UE: cooperazione europea. La chiave di volta per cercare di far abbassare il rischio di attentati terroristici sembra essere proprio quella della cooperazione europea in materia di scambio di informazioni fra servizi di intelligence presenti nei vari Paesi dell’Unione, nell’impossibilità, sembra, di creare almeno nell’immediato una rete di servizi segreti europei unica.

A reclamare maggiore cooperazione europea in fatto di intelligence per combattere il terrorismo islamico sono stati in parecchi dopo gli attacchi subiti dalla città belga di Bruxelles. Fra questi Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, secondo cui la cooperazione in materia di servizi di intelligence sarebbe una prima ottima risposta per combattere il nemico. La Mogherini ha auspicato un miglior sistema di scambio di informazioni all’interno dell’Unione Europea e la creazione di squadre di investigazione comuni.

Alla Mogherini ha fatto eco anche Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le politiche della migrazione, che sostiene anch’egli un incremento della cooperazione europea a livello di intelligence. Avere una struttura unica di difesa e sicurezza, secondo Avramopoulos non potrebbe che comportare una maggiore collaborazione e una migliore coordinazione. Insomma, sarebbe questa la soluzione più efficace per avere un servizio di intelligence in grado di prevenire e combattere il terrorismo di matrice islamica.

Di questo parere è sempre stato anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che ha sempre appoggiato l’idea di una grande coalizione internazionale  sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Uniti per battere il terrorismo. Idea, tra l’altro, mutuata da quella dell’amico Vladimir Putin, il Presidente russo che ha sempre visto nella cooperazione l’unico modo efficace per tentare di arginare la minaccia terroristica.