Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ai microfoni della trasmissione Agorà di Raitre ha annunciato che non ci sarà alcuna missione in Siria come mezzo per combattere il terrorismo.

Noi siamo pronti ad aiutare i nostri fratelli francesi, vedremo in che termini ci chiederanno di collaborare. Ma né loro né noi né gli americani faremo spedizioni in Siria”, ha dichiarato il politico, alludendo all’incontro di sabato tra i ministri della Difesa dei due Paesi.

Gentiloni ha fatto capire che per uscire dalla situazione di allarme resa evidente dagli attentati a Parigi non c’è che la soluzione di natura politica, condivisa anche dalla stessa Francia nonostante l’ordine dei recenti bombardamenti a Raqqa.

L’importante però è non fare più danni di quanti siano già stati arrecati negli ultimi anni: “Non abbiamo bisogno di ripetere gli errori eseguiti in Iraq e Libia. Oggi si può trovare un percorso per allontanare il dittatore Assad senza lasciare un vuoto che oggi potrebbe solo essere riempito da Daesh o al Nusra. Questo è il lavoro che ci attende in Siria, con serietà e senza particolari proclami roboanti“.

Preoccupano però le minacce dei terroristi dell’Isis di cui è oggetto l’Italia, che sono state confermate anche dalle informazioni dell’FBI. A questo proposito il Ministro ha dichiarato che si sta procedendo da ieri al controllo dei nominativi forniti dall’agenzia federale americana: “Le forze di sicurezza italiane stanno lavorando da ieri pomeriggio per identificare i cinque nominativi di persone sospette forniti dall’FBI”.

A tenere banco sono anche le raccomandazioni dell’ambasciata americana di Roma ai cittadini statunitensi. È significativo la raccomandazione a prestare attenzione ai luoghi affollati, ma è ancora più importante l’assenza di un vero e proprio ammonimento a non mettere piede in Italia: “Credo che il ministro degli Interni abbia spiegato più volte che siamo a livelli di allerta molto elevata, in generale nei grandi luoghi simbolici, nei luoghi di incontro, dagli stadi alle cattedrali a San Pietro in modo particolare.”

Tuttavia la raccomandazione è di non farsi prendere dal panico: “Ma, ripeto: primo, non dobbiamo essere prigionieri di questo allarme perché sarebbe un regalo al Daesh; secondo, l’allarme in Italia c’è, non c’è nessun Paese europeo che può sentirsi escluso da questa dinamica”.