Era una cellula basata su nuove modalità di organizzazione del terrorismo internazionale quella sgominata grazie agli arresti che si sono svolti oggi a termine dell’operazione Jweb, che ha coinvolto numerose Paesi quali Italia, Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia, Germania e Svizzera.

A capo del nucleo jihadistico ci sarebbe stato Faraj Najmuddin Ahmad, altrimenti noto come il Mullah Krekar, che dirigeva le attività dalla sua cella in Norvegia attraverso internet.

Secondo gli investigatori questo il reclutamento e il coordinamento tramite mezzi informatici ha permesso di “annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazioni a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale”.

Il vertice e la guida in Norvegia, dunque, e poi numerose cellule operative in vari Paesi, tra cui una di grande importanza in Italia. Tra gli obiettivi del gruppo terroristico ci sarebbe stato l’organizzazione di attentati in Europa e nel Medio Oriente (ma è stata esclusa l’Italia come potenziale luogo degli attacchi).

Un pericolo che è stato sgominato attraverso quella che è stata definita come la più importante operazione anti-terrorismo degli ultimi 20 anni. Sono 16 cittadini di origine curda e un kosovaro a essere indagati per associazione con finalità di terrorismo internazionale, e sette di questi arresti sono avvenuti in Italia. Molteplici perquisizioni sono poi state eseguite nelle zone di Bolzano, Parma e Brescia, e quindi all’estero (Norvegia, UK, Germania, Svizzera e Finlandia).

A Merano, in particolare, è stato scoperta un’attività di reclutamento, sia attraverso il web che tramite “lezioni frontali” dal vivo, gestita nel suo appartamento da Abdul Rahman Nauroz. Questi era incaricato di reclutare i suoi allievi a partecipare ad azioni di guerra o a immolarsi in attentati terroristici suicidi.

Alcuni membri di Rawti Shax, questo il nome dell’organizzazione di cui era a capo il Mullah Krekar, grazie al contributo logistico ed economico delle varie cellule sono poi riusciti ad arrivare in terra siriana o irachena per combattere a fianco dei jihadisti del Fronte Al-Nusra o delle milizie dell’Isis.