Si è svolta nella notte un’importante operazione legata alla lotta al terrorismo islamico. Il nucleo antiterrorismo della procura di Palermo ha ordinato una serie di perquisizioni in tutta la provincia e una di queste ha portato all’arresto di Giacomo Piran, 44 anni, ex ufficiale dell’esercito italiano convertito all’Islam con diversi precedenti per violenza alle spalle. Nella sua abitazione gli uomini della Digos hanno trovato numerose munizioni, un manuale per costruire un fucile a pompa e del materiale informatico che proverebbe i contatti di Piran con una cellula legata al jihadismo, tra cui delle foto sul cellulare che ritraggono cadaveri coperti da un telo bianco e scritte in arabo. L’uomo, si apprende da fonti interne alla procura, era finito nel mirino degli investigatori da ormai diverse settimane.

L’inchiesta, concentrata attorno alla moschea di Villabate, nell’hinterland palermitano, ha preso il via nell’autunno scorso, quando l’intelligence aveva informato la procura della presenza sul territorio di cinque emissari dell’Isis, sbarcati in Sicilia insieme alla marea di migranti. L’isola, secondo i servizi segreti, è stata scelta dal Califfato come approdo preferenziale per i suoi reclutatori. Il progetto, peraltro, sembrerebbe in parte confermato dai media libici, che ieri, in seguito all’assalto da parte di un commando Isis all’hotel Corinthia di Tripoli, hanno rivelato l’esistenza (non verificata) di un rapporto in cui l’Isis stesso rivela di voler entrare in Europa dalla Libia sfruttando le rotte dei clandestini. E la destinazione privilegiata di quei barconi, com’è noto, è proprio la Sicilia.

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