L’allarme terrorismo in Italia raggiunge anche le più alte cariche istituzionali: è infatti di queste ore la notizia di una lettera di minaccia recapitata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Nella busta arrivata presso gli uffici del politico, recante l’indirizzo scritto in inglese, sono stati trovati due proiettili di un fucile AK47, più noto come kalashnikov, e una lettera vergata in lingua araba con un normografo.

Nella missiva si minaccia esplicitamente il ministro – “Arriveremo a Roma e ti taglieremo la testa “ – con tanto di invocazione “Allahu Akbar” e la firma dell’Isis al termine. Immediatamente sottoposta alle analisi degli esperti, la lettera è stata giudicata alquanto anomala nell’ambito della propaganda jihadista e si ipotizza che si possa trattare di una ritorsione per i recenti decreti antiterrorismo.

Le piste che si seguono al momento in realtà sarebbero più orientate verso l’ambito anarco-insurrezionalista (come accaduto anche per la bomba esplosa oggi a Brescia), in quanto i membri dell’Isis sono soliti rendere note le proprie minacce facendo uso del vasto panorama di social e siti di propaganda gestiti in modo tristemente efficace. L’analisi della lettera ha inoltre rivelato l’utilizzo di un linguaggio impreciso, di certo non di un madrelingua,

L’ipotesi Isis non è comunque stata esclusa del tutto, vista la recente attività dell’antiterrorismo italiano che ha portato a molteplici arresti ed espulsioni dopo gli attentati di Parigi. Il tutto è infatti stato reso possibile dagli strumenti legislativi proposti dal Ministero della Giustizia a febbraio e approvati ad aprile, tesi a contrastare il fenomeno dei foreign fighter e dei combattenti che tornano in Italia, nonché la stretta nei confronti di attività di propaganda, logistica e reclutamento.

Il Ministro Andrea Orlando ha voluto rassicurare tutti pubblicando un messaggio su Facebook in cui annuncia di non voler cedere a ricatti simili: “Il nostro dovere è battere il terrorismo, difendendo i principi di libertà e uguaglianza che sono alla base della nostra convivenza civile. Non saranno queste minacce a fermarci, chi vuole seminare paura non raggiungerà il suo scopo. Non reagiremo chiudendoci, ma continuando a dialogare e a confrontarci.”