La stagione italiana del terrorismo neofascista avrebbe potuto tornare a nuova vita, se non fosse stato per il Ros dei carabinieri e la Procura de L’Aquila, protagonisti dell’operazione Aquila Nera.

Sono attualmente in atto 14 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone risiedenti in tutta Italia, mentre altri 31 indagati sarebbero oggetto di perquisizioni: oltre a L’Aquila sono state interessate dalle indagini le città di Chieti, Ascoli Piceno, Milano, Torino, Gorizia, Padova, Udine, La Spezia, Venezia, Napoli, Roma, Varese, Como, Modena, Palermo e Pavia.

Il reato è quello di associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine democratico, incitamento alla discriminazione o violenza per motivi razziali ed etnici.

Le indagini dei Ros hanno portato alla scoperta di un gruppo che si poneva sulle scie di Ordine Nuovo, tra gli attori principali della cosiddetta “strategia della tensione” degli anni e delle stragi italiane degli anni ’70. La nuova associazione avrebbe preso il nome di Avanguardia Ordinovista e sarebbe stata guidata da Stefano Manni, un ex carabiniere, con il sostegno ideologico di un ex appartenente a Ordine Nuovo, Rutilio Sermonti.

Attraverso l’uso dei social network il gruppo svolgeva attività di propaganda che si risolveva nell’incitamento alla violenza, sopratutto nei riguardi di persone di colore, e nell’alimentazione di tensione sociale.

Tra gli obiettivi della banda terroristica, da perseguire attraverso armi storiche, acquistate all’estero o frutto di rapine (sventate dai carabinieri), ci sarebbero stati attentati nei confronti di politici privi di scorta, contro le sedi di Equitalia e in generale obiettivi istituzionali non meglio identificati.