Quello del terrorismo è un rischio “sempre più concreto”: ad affermarlo è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel corso della relazione dell’intelligence al Parlamento.

Uno scenario di certo poco rassicurante per i cittadini, che però non deve essere fonte di ansia o di psicosi collettiva, ma deve essere valutato con serietà e tranquillità e un lavoro pervicace di lotta alle minacce interne ed esterne: “ Oggi avere più sicurezza è una condizione per continuare a vivere liberi. I cittadini italiani possono essere certi non della mancanza delle minacce, non le ignoriamo, ma del fatto che la qualità del lavoro di chi contrasta queste minacce è molto alta. Non agitiamo minacce per paure ingiustificate, nel lavoro della nostra comunità d’intelligence c’è la risposta”.

Nelle parole del premier si legge una certa critica ai proclami allarmistici di una parte politica ben precisa, alla quale si deve rispondere razionalmente ed efficacemente: “Il messaggio è semplice: sappiamo di essere in un mondo in cui si moltiplicano le minacce asimmetriche. Non ci sono eserciti stranieri alle porte, ma minacce di vario genere, dagli attacchi della cybersicurezza ai pericoli del terrorismo. A queste minacce si risponde non nell’illusione di chiudersi, ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà”.

Anche le varie guerre che si stanno combattendo in Iraq, Siria, Libia e negli altri territori occupati o influenzati dall’Isis non possono dirsi risolutivi, anche una volta fossero vinte: “Il 2017 può essere l’anno della sconfitta militare di Daesh, perlomeno della sua capacità di controllare il territorio. Ma la minaccia jihadista nelle sue diverse versioni non sarà cancellata da un’auspicabile vittoria sul terreno militare in Iraq e in Siria. Questo ci fa dire che di fronte a questa prospettiva non possiamo abbassare la guardia rispetto al contesto in cui operiamo”.

Sul territorio italiano la minaccia più probabile nell’ambito del terrorismo è quella di agenti solitari che hanno intrapreso da soli un processo di radicalizzazione, come ha riferito il prefetto Alessandro Pansa: “In merito al rischio di attentati in territorio italiano, viene confermato come i principali profili di criticità continuino a provenire dalla possibile attivazione di lone wolves e self-starters, ovvero da elementi auto-radicalizzati”.

Inoltre, sempre in risposta alle tante esternazione estremiste ascoltate negli ultimi anni, il direttore generale del Dipartimento informazioni per la sicurezza Pansa ha fatto piazza pulita dei legami – definiti indebiti – tra la presenza di migranti in Italia e l’aumento del rischio di attentati: “Non esistono indicazioni, elementi, che fanno ritenere una connessione tra i flussi migratori e la strategia jihadista per infiltrare e inviare gruppi di combattenti terroristi nei territori europei”.