La Corte d’Assise di Milano ha condannato a nove di anni di reclusione Fatima – all’anagrafe la ventinovenne Maria Giulia Sergio – ufficialmente la prima foreign fighter italiana che ha deciso di abbracciare il “credo” dell’Isis e di partire per il Nuovo Stato Islamico, pronta persino per il martirio. Fatima non è stata la sola condannata dai giudici di Milano. Condannato a dieci anni di reclusione anche il marito della donna, l’albanese Aldo Kobuzi, a cui la corte ha inflitto dieci anni di pena (contro i nove richiesti dai pubblici ministeri).

Ma non è tutto perché i giudici, oltre ad aver punito la prima foreign fighter italiana e suo marito, hanno inflitto quattro anni di pena a suo padre, cinque anni e quattro mesi a sua sorella e indagata nel processo era finita anche la madre di Fatima, che però, nel frattempo, è deceduta. La madre del marito di Fatima è stata condannata invece a otto anni, così come la sorella dell’uomo. Condannata, infine, anche Bushra Haik, che i giudici ritengono essere la reclutatrice di Fatima (anche per lei nove anni di reclusione). La corte ha poi stabilito che tutti i condannati di nazionalità non italiana dovranno essere espulsi dal Paese.

Secondo i giudici milanesi, Bushra Haik avrebbe proceduto con l’indottrinamento di Fatima e le avrebbe insegnato come uccidere i miscredenti, insegnandole che farlo è un dovere ed assolutamente lecito. Una visione totalmente distorta della religione, secondo i pubblici ministeri. Sta di fatto, comunque, che per la prima volta in Italia si è riusciti a ricostruire dall’interno le attività dei terroristi del Nuovo Stato Islamico.

Sempre secondo quanto risulterebbe dalle indagini, Fatima si sarebbe dedicata a compiere attività di propaganda terroristica, cercando di convincere i propri familiari ad abbandonare Inzago (cittadina lombarda in provincia di Milano) per giungere in Siria e combattere all’interno delle fila dello Sato Islamico.