È stato un incontro decisivo al fine di decidere la linea comune da tenere sulla questione terrorismo, quello tenutosi alla Casa Bianca tra François Hollande e Barack Obama.

L’obiettivo è naturalmente la distruzione dell’Isis, responsabile degli attentati di Parigi che hanno sconvolto l’intera Europa e che hanno provocato una escalation nell’impegno militare della Francia in Siria.

Proprio sui raid aerei i due Paesi sembrano avere trovato un’intesa, come ha dichiarato Hollande nel corso della conferenza tenuta alla Casa Bianca insieme al presidente: “Stati Uniti e Francia hanno deciso di aumentare i bombardamenti contro l’Isis in Siria e Iraq“.

Il capo di stato francese ha però assicurato che al momento il suo Paese non invierà truppe sul territorio, anche se ha chiesto a tutti gli alleati della coalizione di intensificare gli sforzi bellici, per ora incassando l’appoggio esplicito della Gran Bretagna di David Cameron. Tra le altre urgenze rilevate da Hollande nella lotta al terrorismo c’è la chiusura del confine tra Siria e Turchia, misura che sarebbe necessaria per impedire lo sbarco dei membri di gruppi terroristici in Europa.

Barack Obama, per quanto abbia manifestato la propria solidarietà e l’intenzione di lavorare con la Francia, è apparso invece più cauto, per quanto abbia affermato che “gli Usa e la Francia sono uniti: l’Isis non può essere tollerato, deve essere eliminato in quanto seria minaccia per tutti.”

A destare la preoccupazione del presidente USA è la questione delle tensioni venutesi a creare dopo l’abbattimento di un jet russo da parte delle forze militare turche dopo un presunto sconfinamento. Obama si è schierato provvisoriamente con la Turchia, la quale “ha il diritto di difendere il suo territorio”, ma ha anche dichiarato che si sta procedendo a una indagine a stretto contatto con il presidente Erdogan per venire a capo di quanto successo.

In merito alla Russia, che per Obama può essere un’alleata preziosa per la Francia, c’è la raccomandazione che le sue azioni militari si concentrino sull’Isis e non sui ribelli siriani: il motivo del contendere è sempre il ruolo di Bashar al-Assad, il presidente della Siria. La soluzione auspicata dagli Stati Uniti è quella infatti di un passaggio di consegne politiche nel Paese martoriato dalla guerra civili e dilaniato dalla lotta interna con le truppe dell’Isis.