La recente ondata di terrorismo in Francia sembra avere lasciato un segno profondo nel Paese e in particolare l’attentato avvenuto a Rouen, il primo in una chiesa, ha scosso l’opinione pubblica e ha fatto correre ai ripari la politica.

Dopo il presidente François Hollande è ora il primo ministro Manuel Valls a parlare della situazione della lotta alla jihad in Francia. In particolar modo a costituire una ferita bruciante è la consapevolezza che forse si sarebbe potuto evitare l’attentato se uno dei due terroristi, Adel Kermiche, non fosse stato scarcerato nonostante due tentativi di arruolarsi nell’Isis tentando un viaggio in Siria: “È stato un errore”, ha ammesso il politico.

Quello che è successo dovrebbe far sì che i giudici abbiano un approccio diverso, valutando caso per caso, data la grande capacità di dissimulazione dei jihadisti”, ha affermato il premier, che però ha chiesto di evitare “il facile errore di scaricare sui giudici l’intera responsabilità”.

Nella stessa intervista fornita a Le Monde Valls ha parlato anche della possibilità di chiedere uno stop temporaneo ai finanziamenti stranieri per l’edificazione o il mantenimento delle moschee in Francia.

In sintonia con quanto affermato ieri dal Consiglio francese del culto musulmano, il primo ministro ha anche auspicato che si possa aprire una nuova fase del rapporto tra l’Islam e le autorità francesi e ha poi chiesto che gli imam siano educati sul suolo francese e non altrove”, per evitare tentazioni di radicalizzazione.

Valls, che è stato attaccato duramente dopo l’ennesimo attentato, aveva già dovuto correre ai ripari dopo gli eventi di Nizza, quando disse che la Francia avrebbe dovuto imparare a convivere con il terrorismo, almeno a breve termine.