Terzo deprezzamento in tre giorni dello Yuan. La banca centrale cinese ha fissato il cambio a 6,4010 yuan per dollaro, l’1,1% sotto il valore del giorno precedente (6,3306), che a sua volta risultava più basso dell’1,6% rispetto a quello di martedì. In tre giorni, il deprezzamento del renminbi – la valuta cinese ha due nomi – è stato del 4,6%. Questa svalutazione è la più alta dal 1994, anno in cui è stato creato il moderno mercato dei cambi – in quell’occasione la svalutazione fu del 33%. Questo scenario di guerra tra monete aveva portato a pesanti perdite nelle Borse di tutto il mondo. Oggi i mercati stanno provando a reagire. Piazza Affari segna un +1,4% – come Francoforte -, Parigi un +1,7% e Londra un +0,7%. Mercati in crescita sulla scia di quanto è avvenuto nelle borse asiatiche – e anche New York ieri ha chiuso poco sopra la parità.

L’euro invece ha interrotto il suo rialzo e ora quota 1,1129 sul dollaro. Questo movimento probabilmente era determinato dal fatto che molti investitori, a seguito della svalutazione cinese, hanno visto nella moneta europea un bene rifugio alternativo al dollaro. Fra gli investitori ci si interroga inoltre se, a seguito della mossa cinese, la Fed Usa deciderà in ogni caso l’atteso rialzo dei tassi a settembre. In Asia risalgono alcune valute della regione come il dollaro australiano (+0,3% a 73,9) e quello di Singapore (+0,3%). La tesi del governo cinese – che era necessario svalutare la moneta per sostenere l’attività economica del paese – è stata condivisa anche dal Fondo monetario internazionale e da Standard&Poor’s. L’FMI, in un rapporto diffuso all’inizio del 2015, ha anche auspicato la creazione di un solo mercato della valuta aperto agli stranieri. Una scelta che potrebbe portare ad inglobare lo yuan nel paniere delle monete forti usato dal Fondo per stabilire il valore dei Diritti Speciali di Prelievo, la valuta del FMI.

C’è da registrare poi il rimbalzo del petrolio, dopo che ha raggiunto il minimo degli ultimi sei anni lo scorso martedì. Resta da capire quali saranno le mosse degli altri attori. Molti sollevano dubbi sull’aumento dei tassi Usa nel mese di settembre – che fino a una settimana fa tutti davano come sicuro. Il deprezzamento dello Yuan crea qualche dubbio sul futuro dell’economia mondiale anche perché la Cina è ormai il secondo importatore mondiale. Vedremo gli sviluppi.