Hanno ormai preso il via le prove Invalsi 2013: nelle aule di tutta Italia una prima tranche di alunni (quelli della primaria) è alle prese con le prove messe a punto dall’Istituto di valutazione per accertare il livello di apprendimento in matematica e italiano. In tutto sono oltre due milioni – 2.259.766 per l’esattezza – gli studenti che a maggio si cimenteranno con i quesiti Invalsi. La prima rilevazione si è tenuta lo scorso 7 maggio, con la prova preliminare di lettura e italiano per le seconde e quinte classi. Il prossimo appuntamento è fissato per il 10 maggio con la prova di matematica rivolta alle primarie. Il 14 maggio toccherà poi alle classi di scuola secondaria di I grado, con le prime classi impegnate nelle prove di italiano, matematica e scienze. Il 16 maggio invece tocca alla secondaria di secondo grado. Infine il 17 giugno, circa 600mila studenti dovranno affrontare la prova inserita all’interno dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (licenza media), prova che vale un sesto del voto d’esame complessivo.

La grande novità di quest’anno, è che per la prima volta da quando sono stati introdotti gli Invalsi si svolgeranno in modo che tutti i dati vengano raccolti elettronicamente. Da quest’anno inoltre, spiega Roberto Ricci, a capo dei ricercatori dell’Invalsi che si occupano della valutazione del sistema scolastico italiano, i dati delle singole scuole e delle singole classi saranno più accessibili, potranno infatti visionare i risultati più soggetti che in passato e per la prima volta anche i genitori. L’accesso ai dati, da quest’anno, è disponibile per il dirigente scolastico, il Referente per la valutazione d’istituto, i singoli docenti e il presidente del Consiglio d’istituto che è appunto un genitore.

Altra novità in arrivo: la massa di dati che verrà messa a disposizione delle scuola verrà ampliata. Le scuole avranno la possibilità di consultare i dati complessivi dell’istituto e quelli delle singole classi, ma i dati messi a disposizione dell’Invalsi consentiranno anche alle scuole di confrontarsi con quelle dell’intera regione, dell’area geografica di appartenenza e con quelle di tutti il territorio nazionale, allo scopo di fornire un supporto per eventuali azioni di miglioramento da parte degli istituti. Le prove – spiega l’Invalsi – verranno restituite a tutte le scuole allo scopo di stimolare l’avvio dei processi di autovalutazione da cui le scuole dovrebbero poter identificare propri punti di forza e criticita’, individuando possibili interventi di miglioramento. Proprio per “accrescere le potenzialita’ di utilizzo a fini di autovalutazione e riflessione sulla didattica”, la restituzione delle prove alle singole scuole avverra’ quest’anno molto prima del solito, all’inizio di settembre. Il rapporto nazionale sarà invece presentato l’11 luglio e per la prima volta saranno valorizzati anche i dati sulla motivazione e sugli atteggiamenti degli studenti. Quest’anno inoltre, per la prima volta, sarà chiamato a svolgere una prima “prova” Invalsi anche un campione di studenti dell’ultimo anno delle superiori.

In attesa di conoscere domande e relative risposte, ma soprattutto i commenti degli insegnanti e dei genitori degli alunni impegnati, c’è da registrare un primo commento ufficiale da parte di Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas: secondo il rappresentante sindacale, in centinaia di scuole sono stati boicottati i quiz, iniziando una tre giorni di sciopero contro le prove invalsi da parte di studenti (o dei loro genitori, data la giovane età) e degli insegnanti. Il 14 sciopereranno le medie e il 16 le superiori perchè “i quiz standardizzati avviliscono il ruolo dei docenti e della didattica, abbassando gravemente la qualità della scuola”, come sostiene l’Appello che ha raccolto diverse migliaia di firme di docenti di scuole e Università, oltre che uomini e donne della cultura e delle arti.

Si registrano quindi le prime contestazione davanti al ministero dell’Istruzione. “No ai quiz Invalsi” recita  lo striscione srotolato lo scorso 7 maggio dai Cobas per rendere esplicito il loro dissenso rispetto a quello che definiscono “un rito distruttivo”. Alcune decine di manifestanti, insegnanti e personale Ata, hanno inoltre fatto rumorosamente sentire le loro ragioni, accompagnando la protesta con tamburi e balli. Nonostante la pioggia hanno protestato contro i quiz e il Sistema di valutazione delle scuole, ma anche contro il furto di salario perpetrato ai danni dei lavoratori con il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità. Hanno inoltre chiesto l’annullamento della deportazione dei docenti “inidonei” e dell’espulsione degli Ata precari; l’assunzione dei precari su tutti i posti disponibili; la restituzione nella scuola del diritto di assemblea e di contrattazione per tutti.