Visibile al pubblico fino al 2 giugno 2013, la spettacolare mostra sul Tibet a Casa dei Carraresi, Treviso, costituisce in assoluto la prima uscita dal Tibet e dalla Cina di un corpo di oltre 300 preziosi reperti databili dal XIV secolo ai tempi nostri. La mostra Tibet. Tesori dal Tetto del Mondo si presenta come un evento straordinario, un’occasione unica per conoscere la storia, la religione, la vita quotidiana e l’arte del Tibet misterioso e sconosciuto.

Dopo oltre due anni di sopralluoghi in varie città tibetane, nel Museo delle Nazionalità di Pechino, e alle collezioni imperiali custodite nella Città Proibita, Adriano Màdaro, curatore della mostra, ha selezionato i preziosi reperti che illustrano le peculiarità storiche, religiose, artistiche ed etniche del Tibet e del suo popolo, il “Popolo delle Nevi”. Cinque grandi temi animano la rassegna e guidano il visitatore alla scoperta di una civiltà antica e lontana da noi: si inizia dalla situazione storica nella quale si è venuto a trovare l’altopiano tibetano attraverso i secoli, partendo dal momento in cui Gengis Khan lo incluse nel grande Impero mongolo-cinese nel XIII secolo. Tra i reperti qui esposti, oltre a mappe, carte geografiche e documenti storici di varie epoche, risultano di particolare interesse i doni che i vari Dalai Lama presentarono alla Corte imperiale di Pechino e le antiche statue del Buddismo tantrico al quale si erano convertiti gli imperatori Ming e Qing.

Un’ampia sezione della rassegna è poi dedicata alle divinità buddiste tibetaneper illustrare al visitatore le particolari specificità del Buddismo tantrico della setta dei Berretti Gialli, alla quale appartengono i Dalai Lama fin dall’istituzione della loro carica. Esposti anche oggetti di culto tuttora usati nei monasteri e nei templi durante le cerimonie rituali. Tra questi  gli strumenti musicali ricavati da ossa umane. Si tratta di un’ autentica sorpresa per il pubblico occidentale, ma il Buddismo tibetano eccelle per l’uso di questi oggetti. Oltre a dorje e trilbu, basilari nei riti tantrici a sfondo magico, nelle cerimonie buddiste lamaiste del Tibet si fa uso di alcune “reliquie” a dir poco impressionanti come la gabula, una coppa sacra ricavata dalla calotta cranica di un santo monaco rivestita in argento dorato.

Altra sezione di rilevante interesse artistico è quella riservata alle Tangke, i famosi dipinti sacri che, oltre a rappresentare le storie del principe Siddharta, celebrano la ritualità nei monasteri  con la raffigurazione dei Dalai Lama e dei monaci nelle loro attività religiose. Attraverso esse i fedeli possono intravvedere e immaginare il complesso mondo rituale, a volte segreto, che è vissuto nei conventi. Sono opera di monaci artisti che le producono secondo un rituale ben preciso. Le Tangke vengono esposte nei templi solo in particolari occasioni di feste e riti, la loro visione in un paese estero diviene quindi un caso eccezionalmente raro. Sakyamuni è il titolo attribuito al Budda storico, il principe Siddharta (565-485 a.C.) fondatore del Buddismo. All’età di 30 anni, dopo avere ricevuto l’ “illuminazione” sulle verità della vita, si ritirò dai piaceri della ricchezza e scelse di vivere in meditazione facendosi monaco pellegrino, predicando la salvezza dell’umanità attraverso il distacco dalle cose terrene. Annunciò le “Quattro Verità” e morì all’età di 80 anni senza lasciare successori ma l’insegnamento era chiaro “siate le vostre proprie lampade. Il Dharma (la parola del Budda) la vostra guida”.

Per completare l’ampia parte religiosa della Mostra è allestito anche uno spazio nel quale vengono esibite le famose maschere divinatorie indossate dai monaci nelle danze rituali che rappresentano una caratteristica unica dell’altopiano tibetano. L’uso delle maschere “Cham” e “Lhamo” nelle cerimonie religiose pare sia stato introdotto fin dai primi tempi della diffusione del Buddismo in Tibet per coprire il volto dei medium durante la trance: la maschera significava l’annullamento della sua vera personalità e la sua presa di possesso da parte della divinità. La tradizione è andata sempre più affermandosi soprattutto nella regione del Kham orientale e poi si diffuse in tutto il Tibet.

Alla vita del popolo, ai suoi costumi, alle sue folkloristiche tradizioni, è dedicata l’ultima sezione nella quale sono esposti abiti, ornamenti, gioielli e oggetti di uso quotidiano che illustrano la vita dei pastori, da secoli immutata, testimonianza della forte spiritualità di quello che è definito Il Popolo delle Nevi. Il Reliquiari Gau, che in tibetano significa “corpo di Budda nel reliquiario”, è un oggetto sacro di uso personale, una specie di “altare da indossare”. Esso rappresenta, specie per i pastori nomadi e per le piccole comunità che vivono isolate, l’unica possibilità di un contatto continuativo con l’altare e con l’immagine di Budda. Tra gli oggetti da cintura, indispensabili soprattutto ai pastori e alle popolazioni più isolate, gli acciarini con pietra focaia fanno ancora parte del necessaire personale di non pochi Tibetani. Realizzati in cuoio di yak e ferro, con decorazioni d’argento e pietre semi-preziose, rappresentano una delle ultime testimonianze al mondo dell’uso di un oggetto che si credeva scomparso da tempi immemorabili.

La mostra Tibet. Tesori dal Tetto del Mondo si rivela quindi un evento imperdibile che garantirà al visitatore delle interessanti sorprese e gli permetterà di scoprire un mondo fortemente radicato nella religione e immerso in un contesto ambientale, geografico e storico unico.