Grazie alle sue straordinarie parate durante il Mondiale in Brasile e alla sua incredibile forza nonostante sia affetto dalla sindrome di Tourette, Tim Howard si è guadagnato a tutti gli effetti il titolo di eroe, per lo meno per il magazine ADWEEK, che ha deciso di dedicargli la copertina della terza e quarta settimana di luglio.

Addominali scolpiti e pieno di tatuaggi, l’immagine che lo ritrae in copertina sembra quasi finta, ma Tim posa così, a torso nudo con uno sguardo decisamente intenso (guarda qui le foto della sua fidanzata).

Nello stesso numero, il nuovo idolo del web parla parla dei contratti fioccati nelle ultime settimane, ma soprattutto del “successo” negli Stati Uniti: “non è poi così emozionante dato che gioco in Inghilterra. Lì il calcio è veramente importante e sono stato lì per 11 anni. Ho visto come la gente reagisce in prima battuta. Ovviamente in America quelli che non amano il calcio hanno comunque conosciuto lo sport tramite la World Cup. È stato bello vedere il tutto come un americano che cerca di far crescere lo sport nel proprio paese.”

Riguardo quello che l’ha scioccato o stupito di più nelle ultime settimane e, ridendo, dichiara: “Semplicemente quanto riescano ad essere invadenti le foto scattate con i cellulari. È semplicemente il mondo in cui viviamo, è la società di oggi quindi capisco come funziona. La parte peggiore è quando sono con i miei figli e la gente alcune volte continua a bersagliarmi”.

Riguardo un suo possibile ritorno per i mondiali 2018 dichiara: “molte cose possono succedere in questo lasso di tempo. Non ho una risposta certa, non sarei deluso se fossi parte anche della prossima Nazionale, ma ci sono molti fattori che prendono parte alla decisione”. Ovviamente, da gigante buono (è alto 1,91 per 95 kg), ha dato qualche consiglio a tutti i giovani atleti che, all’improvviso, diventano famosi e gli sponsor cominciano a farsi sentire: “Sono parole semplici, ma direi: siate modesti e umili, con i piedi per terra, e ricordate sempre ciò che vi ha portati a quel livello, ed è un lavoro duro.

Ecco l’immagine: