La cosa indubbiamente positiva dell’essere una “donna che va d’accordo con le altre donne” è quella di vedere da vicino esemplari dello stesso sesso normalmente reperibili solo in telefilm di dubbio gusto e in romanzetti rosa di serie B: la timida compulsiva, la cerbiatta che acchiappa, la figa di legno con sensi di colpa enormi, la sciampista con velleità da miss coroncina di spighe del paese e, soprattutto, lei: la Vera Stronza – temuta dagli uomini, odiata dalle donne, venerata dal proprio cane, che in lei trova il leader famelico e bastardo che ha sempre cercato e mai trovato.

Io amo e invidio la Vera Stronza. E’ una categoria di umanità femminile che m’affascina quanto i misteri del burro salato e del mostro di Loch Ness. Ingiustamente criticata, le caratteristiche della Vera Stronza (e non delle stronzette anaffettive, frigide e legnose) sono quelle in parte invidiate e anelate dal 90% della popolazione mondiale occidentale: belle senza merito e senza fatica, portatrici sane di un velo di panzetta da alcol che buttano giù a fiumi senza risentirne nemmeno vagamente, graziate dal Signore con un metabolismo che brucia all’istante qualunque cosa ingeriscano, a cena seduttive grazie a uno spontaneo e disinvolto silenzio che terrorizza gli uomini: il silenzio interessato a quello che il lui di turno sta dicendo. Roba da film dell’orrore: una donna che ascolta è condannata alla solitudine eterna.

Comprensiva, poco prona alla lite, la Vera Stronza è dotata di uno spirito di conservazione potente che la porta con grande classe a scansare il confronto violento, dedicando alla controparte un’apparente comprensione e/o un manifesto disprezzo: le stai rovinando la giornata con inutili urla e il minimo che può fare per il bene di entrambi è di voltarti le spalle.

La Vera Stronza si vuole bene e prima delle tue nevrosi viene il suo benessere mentale e fisico. Egoista, solitaria quanto basta, risulta evidente dietro l’apparente solidarietà femminile che lei ridacchi delle tue sventure amorose, facendoti notare, con poco tatto, che gli uomini che ti scegli sono sempre gli stessi, che le disavventure sono sempre quelle, che ti lamenti da anni e che non fai nulla per cambiare. La peggior Vera Stronza, nel migliore dei casi, è una single convinta che ha sposato se stessa, il cane, e le vacanze a giugno, mentre nel peggiore dei casi ha trovato la felicità, dopo sperimentazioni varie, con l’uomo peggiore del mondo e che solo lei riesce a gestire, alla faccia della suocera che vi aveva rinunciato appena il figlio era entrato nella pubertà.

La Vera Stronza ti aiuta quando sei in difficoltà  con più discrezione possibile, facendo lo stretto indispensabile e si farà ammazzare piuttosto che sentirsi in debito con qualcuno; con te poi, insicura e paranoica, è fuori discussione. E’ cosciente che non salderebbe il debito. Invidio da morire la Vera Stronza: risoluta, egocentrica, ascoltatrice paziente che non si racconta più di tanto. Si concede col contagocce, ti ascolta e ti deride davanti alle amiche, a quelle buone, gentili, disponibili a prendersi cura di te. Il tuo masochismo lei non lo comprende proprio.

Cosciente della sua incostanza, dei suoi limiti e dei suoi vizi, in questo bizzarro essere umano con problemi di relazione con la propria coscienza mi ci vorrei ritrovare di più, ma personalmente mi dedico tutto, tranne sincerità e libertà mentale. In epoca romana donne di questo tipo (le bisnonne di questa categoria, se volete) le chiamavano Virago. Nel medioevo secondo me erano quelle che definivano streghe. E da allora è cambiato poco il mondo degli uomini: l’inquisizione non si è estinta del tutto, esiste ancora, un po’ più social, virtuale, ma ugualmente ignorante e urlante.

E la Vera Stronza ride contenta perché, come cantava qualcuno: “viva ed in più sopravvissuta  a uno stronzo dopo l’altro, e un altro dopo ancora, di indole puttana ma in abito da suora, però rispetto ad altre, più tenera ed umana”. (cit)

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