L’RMS Titanic è il tristemente celebre transatlantico britannico della classe Olympic, famoso per la drammatica collisione con un iceberg nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912 e il conseguente affondamento avvenuto nelle prime ore del 15 aprile 1912. Secondo di un trio di transatlantici, il Titanic, assieme ai suoi due gemelli Olympic e Britannic, fu progettato per offrire un collegamento settimanale di linea con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line.

A 101 anni di distanza dal naufragio il mondo non smette di interrogarsi sul suo tragico destino.

Costruito presso i cantieri Harland and Wolff di Belfast, il Titanic rappresentava la massima espressione della tecnologia navale di quei tempi ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo. Come ormai universalmente noto, durante il suo viaggio inaugurale (da Southampton a New York, via Cherbourg e Queenstown), entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 di domenica 14 aprile. L’impatto provocò l’apertura di alcune falle lungo la fiancata destra del transatlantico che affondò 2 ore e 40 minuti più tardi. Nel naufragio persero la vita 1518 dei 2223 passeggeri imbarcati, compresi gli uomini dell’equipaggio; solo 705 persone riuscirono a salvarsi, pochissime delle quali fra la gente finita in acqua. L’evento suscitò un’enorme pressione sull’opinione pubblica e portò alla convocazione della I conferenza sulla sicurezza della vita umana in mare.

La nave era stata disegnata da William Pirrie e dall’architetto navale Thomas Andrews. La costruzione del Titanic, finanziata dall’armatore americano John Pierpont Morgan, iniziò il 31 marzo 1909; lo scafo fu varato il 31 maggio 1911 e le sovrastrutture furono completate il 31 marzo 1912 . La spesa finale fu di 7.5 milioni di dollari, equivalenti a 180 milioni di oggi.

Il transatlantico partì per il suo primo (e ultimo) viaggio il 10 aprile 1912 da Southampton (Regno Unito) alle 12.00 p.m, comandato dal capitano Edward John Smith. Per lui il viaggio del nuovo transatlantico costituiva l’ultimo comando prima del pensionamento, il coronamento di una lunga e brillante carriera. Le coincidenze vollero che quel giorno molti passeggeri di seconda classe, precedentemente prenotati su altre navi, vennero dirottati sul Titanic a causa di uno sciopero nelle forniture di carbone. Tra loro viaggiava il ceto medio della popolazione, mentre la terza classe era affollata di emigranti provenienti da tutte le parti del mondo. In prima classe erano invece imbarcati alcuni degli uomini più in vista dell’epoca. Tra questi il milionario John Jacob Astor IV, proprietario del Waldorf-Astoria Hotel di New York, l’industriale Benjamin Guggenheim (fratello del titolare dell’omonima fondazione), Isidor Straus (proprietario del Macy, ancora oggi considerato il più grande negozio del mondo), Washington Roebling (figlio del costruttore del ponte di Brooklyn), il Consigliere presidenziale statunitense Archibald Butt , Arthur Ryerson (il magnate americano dell’acciaio), gli scrittori Helen Churchill Candee e Jacques Futrelle, i produttori di Broadway Henry e Irene Harris, l’attrice Dorothy Gibson, la milionaria Margaret “Molly” Brown e molti altri. Ovviamente in prima viaggiava anche l’amministratore delegato della White Star, Joseph Bruce Ismay, che ebbe l’idea di costruire la nave e ne scelse il nome e il progettista, Thomas Andrews, che voleva constatare di persona gli eventuali problemi. Andrews perse la vita nel naufragio, mentre Ismay s’imbarcò sull’ultima scialuppa disponibile.

Alle 23:40 (ora locale della nave, UTC-3), le vedette Frederick Fleet e Reginald Lee, avvistarono l’iceberg in rotta di collisione. Gli iceberg che affollano le rotte atlantiche settentrionali provengono dalla costa occidentale della Groenlandia o dal Labrador ed impiegano 2-3 anni per giungere al 41° di latitudine nord, sospinti prima dalla fredda Corrente del Labrador, poi da quella calda del Golfo. Dopo l’avvistamento, Fleet suonò tre volte la campana e telefonò al ponte di comando dicendo “Iceberg dritto a prua! Iceberg dritto a prua!“. Murdoch virò immediatamente a sinistra ordinando di mettere le macchine “indietro tutta“, ma la nave viaggiava alla velocità di circa 22,5 nodi e non riuscì a rallentare nel tempo necessario ad evitare l’impatto. Il ghiaccio strisciò sulla dritta piegando le lamiere e provocando sei diversi squarci sotto la linea di galleggiamento. Ciò che successo dopo è storia.

L’ipotesi di trovare il relitto del Titanic nacque poco dopo l’affondamento. I primi rilievi batimetrici indicavano una profondità oceanica di 3.800 m nella zona del naufragio, troppo per la tecnologia dell’epoca. Nessun tentativo fu compiuto fino al 1º settembre 1985, quando la spedizione condotta da Jean-Louis Michel e Robert Ballard localizzò e fotografò il relitto, a 22 km di distanza dal luogo dove si supponeva si trovasse. Esso giace a circa 486 miglia dall’isola di Terranova, ad una profondità di 3.787 m, su un fondale fangoso, ai piedi della scarpata continentale nordamericana, proprio sulla piana abissale. Nel 1987 iniziarono ad essere recuperati oggetti di valore, successivamente esposti in alcune mostre, ed aperti in diretta televisiva mondiale. Nell’agosto 1996 fu tentato il recupero dello scafo e venne riportata a galla una porzione del ponte di prima classe comprendente due cabine per un totale di 10 tonnellate. Gli scienziati della spedizione del 1997 hanno collocato sulla parte più corrosa del relitto, a prua, una specie di esca con negativi fotografici. Dopo qualche giorno si sono accorti che la gelatina della pellicola era stata intaccata dai batteri che si nutrono di ferro, calcolando che in cento anni, circa il 20% della prua è già stato consumato. Secondo gli studiosi, il Titanic è letteralmente divorato dai batteri e col passare dei secoli si trasformerà in polvere e minerale ferroso.

Tra le più recenti supposizioni, a seguito di lunghi e scrupolosi studi, lo storico e scrittore Tim Maltin ha elaborato una nuova e rivoluzionaria teoria che spiegherebbe come, nelle particolari circostanze in cui avvenne il fatale viaggio, una nave tanto perfetta abbia potuto trovare una fine così incredibile. Maltin ha condensato nel libro 101 cose che pensavate di sapere sul Titanic, ma non sapevate!”  quelli che secondo le sue ricerche costituiscono erronei luoghi comuni sulle cause dell’affondamento, rivelandone tutti i retroscena. Ecco alcuni notizie tratte dal libro: “le vedette raccontarono di una sottile foschia all’orizzonte, e i superstiti dissero che la notte del disastro il fumo denso che usciva dal relitto rimaneva basso e sospeso nell’aria come un fungo atomico.Quella notte la nave navigava sotto un cielo senza luna, e l’unico modo per le vedette di individuare un iceberg sarebbe stato quello di vederlo stagliarsi contro un cielo scuro e punteggiato di stelle. A causa delle condizioni atmosferiche l’iceberg che danneggiò il Titanic avrebbe potuto rimanere effettivamente invisibile per circa 20 minuti.” Infine Maltin avverte che una tragedia simile potrebbe ripetersi: “Neanche i moderni radar riescono a funzionare normalmente in condizioni di rifrazione anomale, né a rilevare gli iceberg molto bassi, i cosiddetti “growler” semisommersi, che possono restare nascosti dalle onde.

Con le sue 1.523 vittime accertate, l’affondamento del transatlantico rappresenta tutt’ora una delle più grandi tragedie della navigazione civile di tutti i tempi. Una sciagura che ha contribuito ad alimentare ricostruzioni, leggende e best seller letterari e cinematografici. Il regista James Cameron, autore del collossal Titanic, con oltre 30 spedizioni sottomarine per esplorare il relitto, ha provato a fare luce sul mistero con il documentario “Titanic: The Final Word with James Cameron” in cui ha dato vita, grazie all’ausilio di esperti del settore, ad una vera e propria indagine forense sul naufragio più famoso di tutti i tempi. In “Save the Titanic with Bob Ballard” invece, l’esploratore Ballard ricostruisce il viaggio compiuto dal transatlantico allo scopo di stilare un bilancio sullo stato del relitto, tuttora minacciato dalle forze della natura, da turisti e da squadre di recupero senza scrupoli.

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