Importante svolta nel caso di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana che si suicidò il 13 settembre dell’anno scorso in seguito alla pubblicazione online di un video privato.

A un anno dalla morte la Procura di Napoli Nord ha chiesto l’archiviazione per l’accusa di istigazione al suicidio: secondo gli investigatori, a seguito di approfondite indagini, non sarebbe possibile stabilire se qualcuno abbia spinto la donna a uccidersi. Il gip del Tribunale di Napoli dovrà decidere entro pochi giorni se accogliere la richiesta.

È tuttavia in corso una ulteriore inchiesta, nella quale l’ipotesi di reato è quella di diffamazione da parte di conoscenti della 31enne: in questo caso la richiesta di archiviazione è stata respinta, e sono stati ordinati nuovi accertamenti.

In merito a questa indagine parallelo si registra la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del fidanzato Sergio Di Paolo che, insieme alla vittima, avrebbe accusato falsamente cinque persone di aver diffuso il video che avrebbe poi provocato la morte della compagna.

Negli ultimi tempi la madre della Cantone ha pubblicato una lettera aperta a Laura Boldrini, nella quale chiede che sia fatta giustizia: “Tiziana ha pagato un prezzo troppo caro: questo è omicidio. Cito ora, una dichiarazione della Boldrini, a proposito di denunciare quanti offendono sui social: ‘Lo farò anche per incoraggiare tutti coloro — specialmente le nostre ragazze e i nostri ragazzi — che subiscono insulti e aggressioni verbali a uscire dal silenzio e denunciare chi usa internet come strumento di prevaricazione’. Tiziana ha denunciato, ha fatto tutto ciò che ha potuto, non è stata in silenzio e che cosa è stato fatto? Nulla. Lo Stato dov’è? Presidente, eviti che Tiziana Cantone sia morta invano”.