Si continua ad indagare sulla morte della 31enne Tiziana Cantone, suicida a causa della pubblicazione di alcuni video hard – in totale sei – messi in rete senza il suo consenso. Filmati che, in poco tempo, sono diventati virali e subito dopo caricati su siti porno. Un inferno per la povera Tiziana che, dopo una lunga depressione, ha deciso di farla finita. Ora gli inquirenti stanno cercando di capire se il suicidio sia addebitabile a coloro che hanno diffuso i suoi video hot in rete. Così è stato deciso di sequestrare pc e telefonini dell’ex fidanzato di Tiziana Cantone, un imprenditore napoletano con la quale la ragazza ha avuto una relazione. Lo stesso che è stato citato più volte nel corso dell’interrogatorio della madre della ragazza suicida.

Tiziana Cantone era depressa da tempo

L’ex fidanzato di Tiziana Cantone l’avrebbe persino supportata nella sua battaglia legale, nei suoi processi al Tribunale civile di Aversa per ottenere la rimozione di quei filmati dai siti e dai motori di ricerca. Intanto i carabinieri ieri mattina hanno chiesto al suo ex – che non risulta essere indagato – di consegnare tutti i dispositivi elettronici in suo possesso affinché possano essere analizzati dagli inquirenti e che saranno oggetto di una perizia tecnica disposta dalla Procura che sta coordinando le indagini sul suicidio della giovane donna napoletana.

Tiziana Cantone aveva denunciato 4 uomini

Le indagini sono scattate nell’aprile 2015 quando Tiziana Cantone si era presentata in Procura parlando di quei sei filmati, della loro realizzazione e infine della pubblicazione su siti porno. Contro la sua volontà. In quel caso furono indagati per diffamazione i quattro soggetti ai quali la ragazza avrebbe inviato, via WhatsApp, i suoi video hard. A nessuno, però, è stata contestata la violazione della privacy. Immediato l’intervento del Garante della Privacy che ha precisato: “La legge italiana prevede che la diffusione dei dati sensibili debba avvenire solo con il consenso esplicito dell’interessato. Mi permetto di dire che quella valutazione, se fatta dal Procuratore, non è fondata”.