Tragica morte a Torino. Un neonato venuto al mondo appena un mese fa ha perso la sua giovanissima vita dopo una circoncisione realizzata in casa. Il bimbo è morto nell’ospedale Maria Vittoria di Torino in seguito a una grave infezione da cui non è più riuscito a riprendersi.

Al momento si cerca di capire di più riguardo a quelle che potrebbero essere le cause della morte del neonato. L’ipotesi più probabile è quella che il piccolo sia deceduto a causa di una circoncisione casalinga finita male.

Il bimbo di origine ghanese è stato soccorso in corso Cirié a Torino dopo una telefonata arrivata in mattinata al 118. Il neonato di appena un mese riportava lesioni molto serie all’apparato genitale e fin da subito le sue condizioni sono apparse estremamente critiche.

Stando a una prima ricostruzione di quanto accaduto, dopo la circoncisione al bimbo sarebbe stata somministrata una dose eccessiva di paracetamolo, per poter far scendere la febbre che gli era venuta in seguito all’intervento casalingo. Una volta portato all’ospedale Maria Vittoria di Torino, insieme alla mamma, si è cercato di rianimarlo, ma è stato tutto invano e non si è potuto che dichiarare il suo decesso.

Le indagini sulla sua drammatica morte sono ora condotte dalla Squadra mobile di Torino, che ascolterà la madre del piccolo per capire in che modo è avvenuta la sua circoncisione.

La coordinatrice dei consultori piemontesi Maria Rosa Giolito ha spiegato che questa è una pratica parecchio comune: “Sappiamo che il fenomeno delle mutilazioni genitali maschili è molto diffuso nelle comunità musulmane. Il problema è che non possiamo quantificarlo perché è un fenomeno nascosto. Sappiamo dalle voci che ci arrivano che la circoncisione è molto diffusa, ma ce ne accorgiamo soltanto quando ci sono, purtroppo, delle gravi conseguenze. Il problema va affrontato. Nella comunità ebraica, per esempio, la circoncisione è regolamentata e avviene alla presenza di medici e di personale esperto. Ma nella altre comunità tutto è lasciato alla sbaraglio. Sono realtà complesse, culturalmente difficili da affrontare. Troppo facile dire che è una barbarie. Ma se si lavora sulla prevenzione, coinvolgendo le donne e sensibilizzandole prima che il bambino nasca e affiancandole in un percorso lungo, si possono ottenere risultati. Come Regione Piemonte stiamo affrontando da anni il problema delle mutilazioni genitali femminili, assistendo le donne già dai primi mesi di gravidanza e lavorando nei consultori con le mediatrici culturali”.