È un gesto importante, di grande civiltà e di partecipazione quello compiuto da Chiara Appendino nella giornata di sabato: la neo-sindaco di Torino si è infatti recata nel pomeriggio a “ripulire” i manifesti che annunciavano lo svolgimento del Gay Pride.

Molti poster erano stati imbrattati da svastiche disegnate direttamente sul bambino avvolto da una bandiera arcobaleno, simbolo della parata per l’orgoglio omosessuale che si svolgerà il 9 luglio.

Insieme a Marco Giusta e Alessandro Battaglia, rispettivamente assessore alle Pari Opportunità e coordinatore del Torino Pride, la Appendino si è recata nei luoghi in cui sono avvenuti gli sfregi e ha provveduto personalmente ad attaccare nuovi manifesti intonsi su quelli deturpati.

All’ignoranza rispondiamo con i fatti. Non ci sembrava sufficiente la condanna. Ci sembrava giusto venire qua di persona nell’immediato per coprire con manifesti nuovi, per mettere un punto a quanto accaduto“, queste le parole della prima cittadina di Torino, a commento dell’iniziativa svolta.

La comunità LGBT ha mostrato di gradire molto l’arrivo del nuovo sindaco, sopratutto dopo aver assistito a un annuncio molto significativo: l’assessorato alla Famiglia infatti verrà infatti denominato come “alle Famiglie”, con conseguente scarto semantico di estrema rilevanza per il riconoscimento delle coppie di ogni tipo e dei loro nuclei famigliari.

Giusta aveva sottolineato come “il passaggio dal concetto di famiglia a quello plurale di famiglie negli atti dell’amministrazione non è solo una questione nominalistica, ma un cambio di approccio che consiste nel dare un nome alle cose, a quelle realtà che già esistono e che non trovano un riconoscimento nemmeno nel linguaggio”.