Luigi Garofalo, 46enne di Torino accusato di aver perseguitato la moglie, ha tentato il suicidio nel carcere delle Vallette in cui è rinchiuso dopo la convalida dell’arresto.

Il suo avvocato Fabrizio Bonfante ha spiegato che l’uomo non avrebbe retto alla gogna mediatica e avrebbe dunque tentato di tagliarsi le vene con una lametta da barba estratta da un rasoio usa e getta: le sue ferite non sarebbero gravi.

Il legale ha chiesto che venga alleggerita la misura cautelare per venire incontro alla fragilità psichica del suo assistito: ipotizzati gli arresti domiciliari e l’uso del braccialetto elettronico.

Stando alla difesa “non esistono gravi indizi di colpevolezza per l’accusa di atti persecutori nei confronti della ex moglie”. Elena Farina aveva denunciato il comportamento dell’uomo che, dopo aver ottenuto in precedenza i domiciliari, aveva raggiunto la donna nel suo bar, minacciandola di morte.

La Farina sostiene di temere per la propria vita e quella del figlio, tanto da aver sporto varie denunce a partire da gennaio, con molteplici segnalazioni alle autorità: “Con quell’uomo in libertà la mia non è più vita e nemmeno quella dei miei figli”.

Lo scorso 8 marzo l’uomo avrebbe infatti puntato una pistola contro il più grande dei quattro figli, ma l’arma non è mai stata rinvenuta. Garofalo afferma essersi trattato di una scacciacani, ma la moglie sostiene fosse vera, avendola riconosciuta. Nei prossimi giorni l’udienza presso il tribunale del riesame per decidere della sorte giudiziaria di Garofalo.