Per i giudici del Tribunale di Milano, il boss Totò Riina è pienamente in grado di intendere e di volere e quindi ha la capacità di stare in giudizio e di essere processato. Il procedimento a cui fanno riferimento i giudici milanesi è quello relativo al reato di minaccia, di cui Totò Riina si sarebbe macchiato nei confronti del direttore del carcere di Opera (Milano). Accertando la piena capacità del boss, i giudici milanesi hanno altresì respinto una perizia che era stata richiesta per valutare la capacità processuale dello stesso.

Sebbene all’interno della relazione depositata dai medici di Parma che seguono Riina sia stato scritto che il boss di Cosa Nostra sia esposto costantemente al pericolo di morte improvvisa (a causa della grave cardiopatia di cui soffrirebbe), i giudici avrebbero dato rilevanza principalmente ad un altro dettaglio scritto dai medici: Riina è vigile e collaborante, per cui, evidentemente, in grado di stare in giudizio e di comprendere di essere sottoposto a processo penale. Di diverso avviso, ovviamente, i difensori del boss, secondo cui Riina firmerebbe gli atti senza capirne effettivamente il contenuto. Il processore presso il Tribunale di Milano proseguirà adesso in data 17 ottobre, quando il direttore del carcere di Opera, parte civile in causa, sarà chiamato in audizione.

La decisione del Tribunale di Milano non ha nulla a che fare, però, con la decisione che dovrà prendere il tribunale di sorveglianza di Bologna in merito all’eventuale compatibilità tra lo stato di salute di Riina e la sua permanenza in carcere.