Lo scorso 22 novembre ricorrevano i 50 anni dalla morte dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy. Una ricorrenza di risonanza mondiale che, pur essendo caduta durante lo scorso anno, è da molti indicata come grande favorita per la maturità 2014 (Scopri qui tutti gli anniversari dell’anno).

Allora 46enne, Kennedy fu raggiunto e ucciso da alcuni colpi d’arma da fuoco (forse 3, forse di più) alle 12.30 del 22 novembre 1963, mentre viaggiava per le strade di Dallas, Texas, a bordo della limousine presidenziale, in compagnia della moglie Jacqueline, del governatore John Connally e sua moglie Nellie.

Il colpevole fu individuato in Lee Harvey Oswald,ex militare, operaio e attivista. Immediatamente catturato per l’assassinio di un poliziotto e in seguito imputato anche dell’assassinio del presidente Kennedy, Oswald  non confessò mai, sostenendo di essere un capro espiatorio. Interrogato dalla polizia per 18 ore, Oswald non arrivò mai a un regolare processo, ucciso due giorni dopo l’arresto dal gestore di un night club, Jack Ruby.

Kennedy aveva prestato giuramento il 20 gennaio del 1961: i suoi 1.036 giorni da presidente hanno cambiato la storia degli Stati Uniti e del mondo, facendo sognare più di una generazione di persone. Durante la sua presidenza, gli Stati Uniti hanno affrontato sfide epocali: dal lancio del programma spaziale alla crisi dei missili su Cuba che portò il mondo a un passo dalla Terza guerra mondiale, fino alla grande battaglia politica contro il razzismo e la povertà.

Molto popolare, ma anche personaggio scomodo, oggetto di critiche dalla parte più reazionaria e conservatrice d’America, Kennedy era all’epoca il potenziale bersaglio di agenti cospiratori sia in America che all’estero. Potevano essere in tanti a volere la sua morte: c’è chi ha puntato il dito contro Lyndon Johnson, il maggiore “beneficiario” della sua scomparsa (si sospettava che il presidente non avrebbe riconfermato Johnson come vice nelle presidenziali del 1964); altre ipotesi riguardavano gli esuli Cubani, colmi di risentimento nei confronti di Kennedy per il fallito tentativo di spodestare Castro nella Baia dei Porci, o lo stesso Castro, o addirittura il KGB. Ma anche la Mafia italo-americana poteva desiderare l’eliminazione di Kennedy, a causa della dura repressione che il fratello Robert, all’epoca procuratore generale, aveva inflitto al crimine organizzato. Di sicuro lo stesso Kennedy si sentiva minacciato. La mattina del 22 novembre 1963 aveva detto alla moglie Jacqueline: “Ieri sera avrebbero potuto benissimo spararmi mentre ero in mezzo alla folla… L’attentatore avrebbe potuto facilmente dileguarsi“.

Nacque così la Commissione Warren, incaricata di mettere insieme tutto la documentazione rinvenuta e produrre una valutazione tecnico-giuridica sull’accaduto. Dal canto suo l’FBI procedette parallelamente con le indagini, e nel settembre 1964 la Commissione incaricata di investigare sull’assassinio del Presidente presentò il suo rapporto finale: “Lee Harvey Oswald ha ucciso da solo il Presidente; Jack Ruby ha ucciso da solo Lee Oswald. Questa la ricostruzione dei fatti per la Commissione Warren: Lee H. Oswald psicolabile, mentalmente disturbato, frustrato, fortemente filo-castrista e violento decise di diventare famoso per l’eternità uccidendo il presidente Kennedy. Quando la limousine terminò la curva, dal sesto piano della Texas School Book in Dealey Plaza, sparò un primo colpo di fucile. Qualcuno si voltò per cercare di capire cosa stesse succedendo ed il Presidente Kennedy smise di salutare. Circa due secondi dopo fu esploso un secondo colpo: il proiettile colpì Kennedy alla schiena, uscì dalla gola, entrò nella schiena di Connally, gli perforò il torace, trapassò il polso destro, fratturando il radio e proseguì sino a fermarsi nella coscia sinistra del governatore. Un terzo colpo, sempre esploso alle spalle del corteo, colpì il presidente alla testa causando la ferita mortale.

Ciò comporta che Oswald avrebbe sparato 3 colpi dalla finestra e con due proiettili sarebbe riuscito ad uccidere il Presidente ed a ferire Connally. Le conclusione della commissione Warren è quella definita dai sostenitori della teoria del complotto, “della pallottola magica”, riferendosi a quel proiettile che causò sette ferite complessive a Kennedy e Connally, rimanendo sostanzialmente integro, cosa da costoro ritenuta impossibile. Inoltre e sempre secondo quanto essi sostengono, tale proiettile, per poter causare quelle ferite, non avrebbe potuto seguire una traiettoria rettilinea.

Secondo le conclusioni dell’indagine governativa della Commissione del 1963-1964, Kennedy fu dunque colpito da un unico cecchino (lone gunman theory), conclusione che ha inizialmente incontrato un ampio sostegno da parte del pubblico statunitense, ma successivi sondaggi d’opinione dimostrarono come molti dei lettori fossero invece di parere contrario, tanto che il 30 settembre 1976, visto i fiumi di critiche nate dalla pubblicazione del Rapporto Warren, la Camera dei Rappresentanti si vide costretta a nominare una seconda commissione d’indagine, la United States House Select Committee on Assassinations HSCA, che presentò il risultato del suo lavoro nel 1979. Per l’HSCA il delitto fu il risultato di una probabile cospirazione anche se non fu possibile determinarne la natura né identificare i partecipanti (oltre a Oswald). La teoria fu basata su rapporti incrociati dei reperti balistici (pallottole trovate o perdute), di quelli visivi (ad esempio il filmato di Abraham Zapruder che registrò una sequenza di 26 secondi, su una pellicola da 8 millimetri, priva di audio) e di quelli sonori (registrazioni delle varie trasmissioni dei poliziotti che avevano la radio aperta al momento degli spari). Il rapporto HSCA confermò la ricostruzione della Warren Commission, ma individuò con una probabilità del 96% un quarto sparo, ad opera di un secondo tiratore, presumibilmente appostato su di una collinetta erbosa (Grassy Knoll) situata sul lato destro di Elm street.

Studi successivi, incluso quello della United States National Academy of Sciences, smentirono però le conclusioni e l’accuratezza delle prove usate dalla HSCA per supportare la teoria dei quattro spari, contribuendo a fomentare quell’alone di mistero che da oltre 50 anni avvolge il caso.

Nonostante quello di Kennedy non fosse infatti il primo omicidio presidenziale nella storia degli Stati Uniti, e nonostante il lavoro di diverse commissioni presidenziali intenzionate a chiarirne le dinamiche, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy sconvolse l’opinione pubblica, generando numerose “teorie del complotto”, tanto da indurre molti storici a considerare il 22 novembre del 1963 il giorno in cui l’America perse la sua innocenza.

Sia la commissione Warren che la famiglia Kennedy optarono per il segreto di stato sui documenti riguardanti l’omicidio. Nel corso degli anni sono stati poi desecretati più del 90% dei documenti (soprattutto in seguito al film “JFK – Un caso ancora aperto” di Oliver Stone), il restante potrà essere divulgato non prima del 2017, a seguito dell’approvazione della legge “JFK Records Act”, a meno che il Presidente in carica non stabilisca di mantenere il segreto di stato.

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