Il 3 marzo del 2014, durante l’86esima notte degli Oscar, Paolo Sorrentino trionfava con La Grande Bellezza (foto by InfoPhoto), eletto Miglior Film Straniero dell’anno. Dopo quindici anni, dunque, l’Italia è tornata a vincere con il film che segue le peregrinazioni esistenziali del giornalista Jep Gambardella (Toni Servillo), sullo sfondo di una Roma opulenta annoiata e cafona che ha conquistato quasi ogni premio: 4 European Film Awards, 1 Golden Globe, 1 Bafta, 5 Nastri, 1 Globo d’Oro ed il Premio Oscar.

Ad aggiudicarsi per primo l’ambita statuetta Vittorio De Sica con Sciuscià, poi replicato nel 1950 con Ladri di biciclette. Il 1957 firma poi il trionfo di Federico Fellini, con La Strada. Arriva quindi il bis con Le notti di Cabiria e nel 1960 l’Italia tocca quota 5 statuette con Orfeo negro, di Marcel Camus. 4 anni dopo Federico Fellini cala il tris con . 12 mesi ancora e il regista romagnolo viene raggiunto da Vittorio De Sica che farà tripletta per merito di Ieri, oggi, domani. Poi nulla fino al 1971, anno di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, il capolavoro di Elio Petri. Nel 1972 De Sica cala il poker con Il giardino dei Finzi-Contini e ad ‘inseguire’ De Sica ovviamente Fellini, per la quarta volta trionfatore nel 1975 con Amarcord. Nel 1990 Giuseppe Tornatore si aggiudica l’oscar con Nuovo cinema Paradiso, mentre due anni dopo si torna a festeggiare per merito di Mediterraneo, film di Gabriele Salvatores. E’ infine il turno di Roberto Benigni, con La vita è bella, nel 1999.

Un riconoscimento atteso a lungo, quindi, e che ha avuto un’onda lunghissima in Italia. A Roma sono state organizzate maratone dei film di Sorrentino e c’è chi si è attrezzato per offrire a turisti e fan tour a pagamento sui luoghi del film, tutti esaltati e festanti per gli elogi a “La grande Bellezza”, a una Roma un po’ decadente, un po’ felliniana, che, comunque, si impone per la grandiosità e l’imponenza della sua storia artistica. Non ci è sembrato vero di poter gonfiare il petto d’orgoglio per un film senz’altro meritevole dell’Oscar, ma soprattutto per quella rinnovata consapevolezza che la genialità e l’arte non  mancano agli italiani e non sono mai mancate. E così si sprecano, complimenti roboanti, pacche amichevoli, frasi epiche che riguardano la vita e la storia del nostro indiscutibilmente grande Paese. Almeno dal punto di vista del patrimonio artistico e monumentale. All’Italia precaria e sofferente di oggi, una boccata d’orgoglio ha fatto certamente bene, ma mentre ci pavoneggiamo l’Italia, ad oggi, è quella che perde la sua bellezza. Il pensiero va immediatamente alla Pompei che cade a pezzi, ad una scempia gestione del patrimonio artistico, che da anni non provvede in modo organico al restauro dei Monumenti e ad una politica museale che non favorisce il turismo culturale. Ecco, quello che forse ci saremmo aspettati di sentire è che, dopo l’orgoglio, venisse promossa una nuova intenzione, una rinnovata sensibilità per certi temi.

E invece politici e giornalisti non si sono fatti problemi a innalzare subito il film al rango di capolavoro e di punta di diamante della riscossa nazionale: è un “momento di orgoglio italiano”, ha scritto su Twitter il nuovo capo del governo Matteo Renzi, mentre il suo ministro della cultura, Dario Franceschini, tra un crollo e l’altro a Pompei, ha espresso l’auspicio che la vittoria sia “per l’Italia un’iniezione di fiducia in se stessa. Quando il nostro paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere”, senza considerare che proprio quella grande bellezza di cui si è tanto parlato è una bellezza in gran parte scomparsa, inghiottita dalla volgarità, dalla rinuncia e dalla delusione dei personaggi. Non basta avere fiducia nel talento e nella creatività affinché le cose cambino. C’è la necessità di politiche ad hoc che preservino e incoraggino le grandi bellezze che l’Italia è in grado di offrire al mondo.

Lo stesso Jep Gambardella, il protagonista del film magistralmente interpretato da Toni Servillo, scrittore di un solo libro, diventato giornalista indolente e disincantato, ha su Roma e sui suoi abitanti uno sguardo cinico e pessimista, accompagnato da un’ironia pungente e mondana. Tra feste decadenti e cene sulla sua terrazza con vista sul Colosseo, consuma la sua vitalità fino all’alba, mentre il suo amico Romano (Carlo Verdone), che non trova a Roma il successo che aveva sognato come attore drammatico, se ne ritorna a vivere nel suo paese d’origine. Romano e Jep sono due perfetti esempi di un paese che non crede più in se stesso. Non l’esaltazione della grandezza italiana.

Come Gianni Riotta, sulla Stampa, ha giustamente osservato “Sorrentino firma il film dell’Italia rassegnata a non avere credibilità. Continuiamo così e finiamo eleganti straccioni a guardare il passato, vincendo magari un sacco di Oscar, ma senza un domani dignitoso”. Sorrentino ha dipinto uno spaccato della nostra società, alla deriva morale ed etica, con tanto spreco di bellezza assoluta intorno.

E pensare che l’Italia annovera ben 49 siti inseriti dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità su un totale di 981 siti in 160 nazioni del mondo. Deteniamo inoltre il record di nuove proposte, inserite nel variegato ventaglio di autorevoli candidature pronte ad affrontare un lungo e tortuoso iter burocratico per essere catalogate nella World Heritage List come patrimonio culturale e naturale. Eppure l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha ridotto le componenti di rappresentanza del nostro Paese. Siamo in possesso di grande risorsa, che comporta però anche un’enorme responsabilità. Quando saremo disposti ad assumerla?

LINK UTILI PER LA MATURITA’ 2014

Esami maturità 2014: attenzione al calendario

Tracce Maturità 2014: toto tema, da Ungaretti a Pirandello ecco tutti i consigli

Materie maturità 2014: cosa studiare per la seconda prova

Tracce Maturità 2014: anniversario morte Kennedy, consigli per il tema

Tracce Maturità 2014: Nelson Mandela, consigli per il tema