E’ spesso un pensiero comune che essere connessi vuol dire vivere, esistere. Ci fosse ancora oggi Cartesio, direbbe “Sono connesso, dunque esisto”, parafrasando il suo antico “Cogito Ergo Sum”. Ma le cose, forse, non sono così semplici. Negli ultimi anni il nostro modo di comunicare è cambiato molto, ma in senso lato tutta la nostra vita quotidiana ha subito una brusca sterzata verso l’online, l’essere sempre connessi con i social network è diventato sinonimo di cool, alla moda: se non hai un profilo Facebook non esisti. Punto. C’è da chiedersi se, al giorno d’oggi, sia ancora possibile gestire l’esigenza di interconnessione continua con la nostra vita privata. Spesso, infatti, trovare equilibrio tra esistenza reale ed esistenza virtuale non è così facile. Esempi ce ne sono a bizzeffe: gente che posta sul proprio profilo Social dove si trova, con chi è, magari con tanto di foto di minori, cosa ha mangiato e se questo o quel film gli è piaciuto. L’unione tra reale e digitale, in sostanza, è divenuto un dato di fatto.

In che modo la realtà virtuale, aumentata, può approfondire le nostre conoscenze di un luogo è assai difficile da decifrare. Sicuramente la tecnologia della comunicazione di oggi si contrappone in pieno con la lentezza della scrittura, ad esempio. Cosa che la rende molto simile alla vita di tutti i giorni, che ci vede costantemente alla rincorsa di questo o quel obiettivo da raggiungere. Ma l’ideale sarebbe fermarsi e ripensare al proprio rapporto con la tecnologia: vivere con il timore di non essere costantemente aggiornati è sinonimo di agonia quotidiana, le proprie scelte e i comportamenti dei consumatori non possono essere fatte di getto. Bisogna anche ripensare alla propria vita, inserendo dei paletti importanti. Bisogna cercare di sfuggire alle distrazioni digitali, riscoprendo magari i fondamenti della propria vita: amicizia, famiglia, amori. Non tutto, infatti, vive sui Social Network.

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